Striscia di Gaza, sostanze tossiche nei terreni agricoli

A centinaia, gli agricoltori si lamentano dello stato dei terreni agricoli a disposizione nella Striscia di Gaza.

A due anni dall’ aggressione di Israele contro Gaza, si misurano ancora alti livelli di avvelenamento di terreni e risorse idriche del sottosuolo, con sostanze tossiche e agenti chimici. Ancora traumatizzata da quell’ aggressione, tutta la popolazione vive gli effetti delle distruzioni causate dall’ attacco israeliano.

Il settore agricolo resta uno di quelli maggiormente compromessi: le perdite ammontano a milioni di dollari proprio a causa della contaminazione dei terreni con sostanze altamente nocive.

Avvelenamento del suolo

Le fattorie Nasser al-Masri, di proprietà di ‘Abed Rabbo, a nord della Striscia di Gaza, sono tra quelle colpite dai bombardamenti israeliani.

Rabbo ci racconta: “Tutti gli alberi e i terreni circostanti andarono a fuoco fino a renderli incoltivabili e inutilizzabili per produzioni destinate al consumo, tanto è alto il rischio di queste contaminazioni per la vita umana”.

“Nel quartiere dove viviamo furono lanciate direttamente bombe al fosforo e, a partire dall’ ottavo giorno dell’attacco, i miei alberi d’olivo non hanno dato più frutti”.

Il racconto di Rabbo si sofferma su dettagli raccapriccianti: “I bulldozer israeliani seppellirono gli ultradecennali alberi da frutto con del materiale esplosivo, creando una combustione nel suolo e compromettendo, perciò, la produttività dei terreni”.

Avvertimento contro l’ agricoltura

Esperti e ingegneri del Ministero dell’ Agricoltura palestinese hanno compiuto alcuni sopralluoghi sulle terre a rischio, tra cui anche quelle di Rabbo. Hanno prelevato dei campioni di terriccio proprio dove era stato lanciato il fosforo bianco, e a distanza di qualche settimana è giunto l’esito degli esami: Rabbo non avrebbe più dovuto coltivare quella terra.

Stringendo nel pugno il terriccio Rabbo confessa: “La terra ha cambiato colore, ora tende al nero. Sto cercando di recuperare almeno 500 m2 su dieci ettari circa, ma non credo che riuscirò a coltivare neanche verdura per la mia famiglia”.

Simile al verdetto degli esperti palestinesi, giunge quello dei colleghi italiani che, a pochi giorni dalla fine della guerra entrarono a Gaza e prelevarono campioni di terra contaminata. I loro esami hanno confermato la contaminazione delle terre, pertanto si raccomanda prudenza – quando non divieto – nella coltivazione. Si parla di anni per poter bonificare la terra, il suolo e i pozzi da agenti chimici e cancerogeni.

A Gaza, il 40% dei terreni è stato contaminato

È il Ministro dell’Agricoltura palestinese a confermare che il 40% delle terre agricole di Gaza è stato contaminato e avvelenato da fosforo bianco, Dime (esplosivo denso a metallo inerte) e sostanze tossiche dei proiettili israeliani.

L’ ing. Mahmoud al-Banna, direttore generale della Pubblica Amministrazione presso il Ministero dell’Agricoltura a Gaza, parla della difficile situazione e dell’inosservanza di raccomandazioni e direttive impartite dal suo Ministero agli agricoltori.

Numerosi palestinesi di Gaza, infatti, sono stati avvelenati proprio per aver fatto uso di prodotti coltivati su terreni contaminati; in particolare frutta e verdura.

“Le angurie, ad esempio, richiedono abbondante acqua che – nei casi di avvelenamento – proveniva esattamente dai pozzi delle acque sotterranee contaminate”, spiega il dott. al-Banna ad Infopal.

Si parla di 12-18 casi di avvelenamento tra quelli giunti all’ospedale Nasser di Khan Younes.

Alti tassi di avvelenamento

Le presenze di sostanze tossiche rinvenute dagli esami italiani hanno rivelato alte concentrazioni di molibdeno, elemento chimico che porta alla sterilità oltre ad essere potentemente cancerogeno. Ma anche di tungsteno, pericoloso per il feto e causa di malattie del sistema nervoso e respiratorie.

Altri elementi altamente a rischio tra quelli emersi dallo studio italiano: cobalto, nichel, manganese, rame, zinco e stronzio.

Per arginare la devastazione causata dai bombardamenti israeliani, il Ministero dell’Agricoltura della Striscia di Gaza si è attivato concedendo alcuni suoli sabbiosi – tra quelli sfuggiti all’avvelenamento – per convertirli in terreni agricoli e dando perciò la possibilità a centinaia di lavoratori palestinesi di riparare – almeno minimamente – alle grandi distruzioni subite.

Infopal