Casini: C’è bisogno di un’assunzione di responsabilità generale. Si ad un governo di larghe intese, anche con Berlusconi presidente

ROMA — Un «governo di responsabilità nazionale». Secondo Pier Ferdinando Casini è l’unico modo per uscire dalla «crisi politica in atto»: un esecutivo aperto a tutti, che sarà guidato da chi sceglierà il Capo dello Stato, ma per il quale «non è possibile avanzare veti» su Silvio Berlusconi, perché «ha vinto lui le elezioni». È l’appello che lancia il leader dell’Udc dopo le polemiche a non finire seguite alla cena da Vespa, alla quale ha partecipato assieme al Cavaliere. A tavola Casini era seduto tra Gianni Letta e il cardinal Bertone: «Si è trattato di una gradevolissima serata, con simpatici commensali e una padrona di casa deliziosa». L’invito gli è arrivato una ventina di giorni prima, giustificato dal cinquantesimo di attività giornalistica del conduttore di Porta a Porta e lui è andato da solo mentre quasi tutti gli altri ospiti erano accompagnati dalle rispettive consorti. Per il resto «ottime pietanze», clima disteso, Berlusconi che parlava, «come sempre del più e del meno». E il segretario Vaticano «messo ingiustamente in mezzo: di politica italiana non ha detto niente, ha parlato dei rapporti con la Chiesa Russa e dei progressi diplomatici con il Vietnam». Nient’altro da quella cena? E l’offensiva che avrebbe portato avanti il Cavaliere nei suoi confronti, con Bossi che è arrivato a dire «o noi o loro»? «Beh, stando così le cose, allacciamoci le cinture di sicurezza: se basta una cena a far tremare il governo e a far parlare alcune forze politiche di “complotto ai vertici dello Stato”, come ha fatto l’Idv, siamo davvero messi male».

La Lega è letteralmente insorta. «Insorgono per un nulla. Ammesso e non concesso che ci siano state offerte all’Udc, cosa che comunque non era possibile in quella cena, appare chiaro a tutti gli italiani che il nostro partito non ha alcuna intenzione di entrare nella maggioranza. Consiglio quindi a tutti gli amici, a destra e a sinistra, di evitare colpi di sole. Ma ciò che più mi meraviglia è che tra gli agitati ci sia soprattutto Tremonti: non vedo perché debba esserlo». Niente che lo giustifichi davvero? «Siamo usciti due anni fa da elezioni in cui tutti ci davano per morti. Poi hanno visto che alle europee abbiamo incassato un successo e alle Regionali siamo stati determinanti. E oggi facciamo addirittura spaventare Bossi e Tremonti. Avevamo detto che il bipolarismo non avrebbe portato a nulla di buono e in effetti non ha fatto altro che gonfiare la Lega e Di Pietro». Resterete quindi distanti dai due poli? «Forse non sono “pierfurbi”, come si dice, ma neanche “pierfessi”: se insisto con la proposta di un Partito della Nazione, che possa essere un approdo per tanti, ci sarà un motivo. Anche l’altra sera, a casa di Vespa, ho ripetuto ciò che dico ormai da settimane e cioè che ci sarebbe bisogno di un armistizio». Che cosa vuol dire? «Se fossi il Presidente del Consiglio farei un appello: di fronte alla gravità della crisi economica e alla difficile situazione del Paese chiederei a tutte le forze politiche una responsabilità più ampia». Un governo di larghe intese, guidato da Berlusconi? «La guida la sceglie il Capo dello Stato. Ma se Berlusconi assumesse questa iniziativa sarebbe intelligente perché ne avrebbe solo da guadagnare: a quel punto caricherebbe di responsabilità chiunque, di fronte a quell’offerta, decidesse di sbattere la porta in faccia». Si rischierebbe di perdere partiti come la Lega e l’Idv, che si sono sempre dichiarati contrari a questo tipo di ipotesi. «Problemi loro. Ma ci sarebbe un’assunzione chiara di responsabilità. E credo che nel Pd siano in molti a rendersi conto che così non si può andare avanti: mancano ancora tre anni alla fine della legislatura e non può essere disperso il tempo necessario alle riforme. Ormai è già troppo tardi e, comunque, se non si farà questo passaggio prevedo che qualcuno, a breve, punti a percorrere la scorciatoia delle elezioni anticipate».

Ma davvero Berlusconi non le ha offerto nulla in quella cena da Vespa? «A cena no». E in altre occasioni? «Che Berlusconi pensi a rafforzare il suo governo è comprensibile, ma per quanto mi riguarda non c’è alcun interesse a partecipare a questo esecutivo: sarebbe ridicolo e umiliante. Bossi è un esperto di ribaltoni. Io no. Penso sempre ai miei elettori». C’è chi sostiene che l’Udc potrebbe sostituire i finiani. «Ritengo offensivo pensare che possa interessarmi una vendetta contro Fini per la scelta che portò due anni e mezzo fa alla creazione del Pdl. Non ho mai coltivato nella mia vita politica miserie simili». Può essere invece un alleato? «Mi auguro che Fini ritenga positivo il mio ragionamento e la necessità di un’alleanza tra forze che puntano a realizzare riforme importanti per il bene del Paese». Quali? «Penso alle grandi riforme economiche. In questi giorni ci stiamo lamentando della spesa delle Regioni, ma non ci rendiamo conto di quante grandi opere sono state annunciate da questo governo e non realizzate: fate una verifica sull’attuazione delle delibere del Cipe…».

Roberto Zuccolini

Corriere.it