Città del Vaticano, lavori di restauro in corso: lavoratori sottopagati e senza diritti

«Il più importante restauro di questi mesi a Roma si sta realizzando su una delle piazze più famose del mondo, quella di San Pietro, progettata dal Bernini. ‘Un restauro invisibilè, lo definiscono i responsabili, che riguarda l’ intero colonnato con i due bracci (284 colonne più i pilastri), le 140 statue soprastanti le due fontane e l’obelisco: per un costo complessivo di 15 milioni. Il lavoro viene svolto in proprio dalla società aggiudicataria Italiana Costruzioni dei Fratelli Navarra anche perché esiste, da parte del governatorato della Città del Vaticano, un divieto assoluto ai sub-appalti. Finora è stato completato circa il 30% del lavoro, grazie a sponsor come Enel, Wind, Telecom, Assitalia ed Eni».

Così in una nota Domenico Petrocchi Segretario Generale Fillea-Cgil Centro-Sud.

«La durata complessiva del contratto è prevista in 42 mesi – continua – Attualmente nel cantiere lavorano circa 20 restauratori che a regime diventeranno 40/45. Tutto è stato rispettato in questo cantiere tranne, secondo noi, il diritto del lavoro e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici del restauro fondamentalmente per la mancata applicazione del contratto collettivo di lavoro, sostituito da contatti individuali a progetto, di cui non si capisce il motivo e tantomeno il progetto, se non quello di una maggiore precarietà dei lavoratori e lavoratrici e un minore costo del lavoro da parte della società e minori diritti anche salariali per chi ci lavora.

Le autorevoli parole, l’ attenzione e la sensibilità dimostrata dal Pontefice Benedetto XVI ai temi della sicurezza sul lavoro e alla dignità nel lavoro contro ogni forma di sfruttamento e alle prospettive di vita e di realizzazione dei giovani, anche e soprattutto attraverso un lavoro rispettoso dei diritti individuali e collettivi, riteniamo si debbano realizzare ovunque, in qualsiasi cantiere o luogo di lavoro, a partire dalla Città del Vaticano, luogo che gode della extraterritorialità e dove a noi sindacalisti italiani non è consentito entrare».

Gianni Cipriani