Fahrenheit dedica puntata sui disastri ambientali

Il programma radiofonico Fahrenheit su Radio3, nella serata del 22 luglio, ha dato spazio al problema della cementificazione del nostro paese: partendo dalle ultime e clamorose rivelazioni riguardo alle gravi infiltrazioni camorristiche, secondo un’inchiesta della Guardia di Finanza, nella ricostruzione post-terremoto in Abruzzo, il programma ha evidenziato lo scenario del settore delle costruzioni in Italia, con appalti miliardari in una vasta gamma di campi (dall’edilizia alle grandi infrastrutture). A parlarne sono intervenuti il giornalista Ferruccio Sansa, autore de La Colata (sottotitolo “Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro”) e Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra, l’associazione per la tutela del patrimonio artistico e naturale. Un ritratto dell’Italia, specchio dell’intreccio tra politica e affari, spesso al centro di scandali e inchieste, che arrivano al cuore del potere. Del presunto “partito del cemento”, delle regole esistenti anche per la tutela di ambiente e patrimonio. Un elenco senza fine dei disastri ambientali dovuti alla cementificazione del paese. 
Tra questi, è stato anche citato uno dei più estesi e forse più gravi disastri ambientali/archeologici italiani: la cementificazione di un’area vocata a parco archeologico tra l’antico centro di Cures Sabini e il fiume Tevere, da trasformare in un Polo della Logistica di Passo Corese. Uno scempio di 200 ettari, a ridosso di una riserva naturale, dove verranno distrutti una cinquantina di siti archeologici di superficie e sotterranei, costruiti 6 milioni di metri cubi di capannoni industriali, con tanto di raccordo autostradale con la Firenze -Roma, e saranno completamente sbancate le colline per 4milioni di metri cubi. Non a caso, segnala in una nota l’Associazione cittadina No alla Cementificazione selvaggia in Sabina, “i lavori di sbancamento sono in corso, con novanta persone che lavorano anche il sabato. Le vacanze – sottolinea la nota – saranno il momento di un’accelerazione ulteriore. Abbiamo fortemente bisogno di un’inchiesta coraggiosa. Chiediamo di bloccare immediatamente i lavori e di riesaminare tutta la parte archeologica, normativa ed ambientale del progetto”.
Pare che di fronte alle lobby del cemento, neanche il parere archeologico di esperti conti più di tanto, come risulta da una lettera inviata al Prefetto di Rieti, sottoscritto da varie associazioni tra cui anche Legambiente e nella quale sono stati riportati vari studi svolti sull’area che comprovano l’esistenza di siti archeologici di alto interesso: “Sull’area – viene scritto nella lettera – hanno svolto indagini di ricognizione sia la Prof.ssa Maria Pia Muzzioli (nel 1980) sia un’équipe della British School di Roma (intorno al 2000), trovando nell’area archeologica moltissimi siti archeologici (rinvenendo su 41 campi 25 siti, cinque volte più numerosi rispetto a quelli che la Muzzioli aveva potuto vedere 20 anni prima), come documentato dalle pubblicazioni Forma Italiae Regio IV Volumen II (Leo Olschki Editore, MCMLXXX) e “The Sabinensis Ager Revisited: a field survey in the Sabina Tiberina (Papers of the British School at Rome, Volume LXX, 2002, pp. 99-149)”.

Per maggiori informazioni consulatare anche: patrimoniosos