Fiat in Serbia, Marchionne minaccia di chiudere Mirafiori. Calderoli: ipotesi inesistente

La Fiat produrrà la nuova monovolume “Lo” in Serbia. Il nuovo insediamento partirà subito e prevede un investimento complessivo da un miliardo di euro, di cui 350 milioni circa dal Lingotto (400 milioni dalla Bei, 250 da Belgrado), per una produzione di 190mila unità l’anno che sostituirà la “Multipla”, la “Musa” e la “Idea” che attualmente vengono fatte a Mirafiori.

«Produrremo in Serbia la monovolume, ma con sindacati più seri si faceva a Mirafiori», sostiene l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, in un’intervista a un quotidiano nazionale. «Senza il problema di Pomigliano – spiega Marchionne – avremmo puntato sull’Italia. Dobbiamo poter produrre senza rischi di interruzioni». E aggiunge: «A Pomigliamo abbiamo deciso di andare avanti e lo faremo coi sindacati che hanno scelto di condividere le responsabilità… Dire che non m’interessa la sorte dei dipendenti è una grandissima cavolata. Comunque non duplicheremo Pomigliano, ma decideremo impianto per impianto. Dobbiamo soprattutto convincere i sindacati di modernizzare i rapporti industriali in Italia». L’ad ribadisce che la Fiat «non può assumere rischi non necessari in merito ai suoi progetti sugli impianti italiani: dobbiamo essere in grado di produrre macchine senza incorrere in interruzioni dell’attività».

REAZIONI

Le parole di Marchionne hanno scatenato la reazione dei sindacati e della politica. «Marchionne annuncia la chiusura di Mirafiori e tutti i suoi attacchi al sindacato e ai lavoratori sono solo una copertura e un pretesto per cancellare la sostanza: la Fiat non è più italiana e disinveste dall’ Italia», ha detto il Presidente della Fiom, Giorgio Cremaschi. «In realtà la Fiat con Marchionne è diventata una compagnia low cost che insegue i bassi salari e i finanziamenti pubblici in giro per il mondo». A Mirafiori, alla porta principale, la 2, e alla 9, si è svolto un presidio della Fiom-Cgil. È un’iniziativa organizzata in vista dello sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo Fiat, indetto dalla Fiom per domani, per protestare contro i licenziamenti e contro la scelta di Fiat di non pagare il premio di risultato a fine luglio. «Immagino che lo sciopero di domani si caricherà però anche di altri significati, alla luce dell’intervista a Sergio Marchionne, osserva Giorgio Airaudo, segretario regionale della Fiom-Cgil. Intervista in cui l’Ad del Lingotto annuncia che la nuova Monovolume ‘L0, destinata ad essere prodotta a Mirafiori, verrà invece dirottata in Serbia. Dopo l’esperienza di Pomigliano il Lingotto non si fida più dei sindacati italiani.

«Il governo convochi un tavolo con la Fiat per affrontare tutti i dossier che riguardano l’azienda guidata da Marchionne, compreso quello che attiene all’indotto», spiega Pier Luigi Bersani. «La Fiat ha una crucialità – ha detto Bersani e come sistema Paese non possiamo consentire che temi di tale rilevanza siano affrontati con dichiarazioni e scambi di battute». «Non aver aperto un tavolo coerente su tutti i dossier che attengono alla Fiat – ha proseguito – e un tavolo sull’indotto ha comportato una dispersione di risorse industriali del Paese. Ogni annuncio dell’Azienda – ha sottolineato – ha effetti collaterali sull’indotto e su tutta l’industria della componentistica, che non possiamo ignorare». «Non pretendo che sia il ministro ad Interim a farlo – ha concluso Bersani – ma chi, nel governo può, convochi il tavolo». Berlusconi, pur essendo Ministro dell’Industria ad interim, non si occupa della vicenda FIat perchè «è imegnato nel frutteto, con le mele marce», ha concluso il segretario del Pd.

«La Fiat in Serbia? L’ipotesi ventilata da Marchionne non sta né in cielo né in terra», dice il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. «Se si tratta di una battuta, magari fatta per portare a più miti consigli i sindacati, sappia che comunque non fa ridere nessuno, diversamente sappia che troveranno da parte nostra una straordinaria opposizione». «Non si può pensare di sedersi a tavola, mangiare con gli incentivi per l’auto e gli aiuti dello Stato e poi – aggiunge – alzarsi e andarsene senza nemmeno aver pagato il conto».

«Credo che si debba quanto prima riaprire un tavolo tra le parti per discutere l’insieme del progetto Fabbrica Italia», ha detto il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, «cioè quel progetto che vuole realizzare investimenti nel nostro Paese se accompagnati da una piena utilizzazione degli impianti secondo il modello già concordato a Pomigliano». «Io credo – ha aggiunto – che ci sia modo di saturare i nostri impianti alla luce dei buoni risultati che il gruppo sta conseguendo negli ambiziosi progetti che si è dato. Certo occorrono relazioni industriali cooperative perchè invece le attività che in qualche modo fermano la produzione, minoranze che bloccano la produzione, non incoraggiano questi investimenti».

Gli impegni di Fiat nell’ambito di “fabbrica italia” consistevano nel produrre la monovolume a Mirafiori: «Io – dice il sindaco di Torino Sergio Chiamparino – trovo non accettabile che sia lo stabilimento di Mirafiori, il primo che ha creduto nella possibilità di un rilancio dell’intero progetto Fiat in italia, a pagare le conseguenze di un accordo dimezzato su Pomigliano». Chiamparino lancia un appello a Fiat e parti sociali. «È un appello – ha precisato Chiamparino – da una parte all’azienda perché prima di assumere una decisione rifletta: c’è un problema di affidabilità reciproca quando si assumono degli impegni. E rivolgo un appello anche alle parti sociali perché si sforzino di comprendere che un progetto come “fabbrica Italia” ha delle caratteristiche quasi rivoluzionarie per la situazione produttiva del nostro paese e quindi bisogna guardarlo con occhi nuovi rispetto al passato».

«Un governo serio, che fa gli interessi generali del Paese, bloccherebbe ogni delocalizzazione e prenderebbe le difese dei sindacati», commenta il segretario nazionale del Pdci, Oliviero Diliberto. «Gli annunci di Marchionne – aggiunge Diliberto – sono una miscela esplosiva di arroganza, prepotenza e menefreghismo, propri di chi segue solo biechi interessi di parte, a discapito della dignità e dei diritti dei lavoratori e di un Paese intero. Se anche su questo il ministro Sacconi tace – conclude – significa che in Italia non c’è un governo ma una dependance di Confindustria».

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, incontrerà «nei prossimi giorni» l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne. «Vedrò Marchionne nei prossimi giorni – ha detto Marcegaglia – ci confronteremo un po’ in generale». Il numero uno di viale dell’Astronomia ha sottolineato che è «importante per seguire l’investimento a Pomigliano e raggiungere i livelli di produttività richiesti. Credo che tutto questo vada fatto cercando di evitare comunque conflitti troppo pesanti, che non fanno bene a nessuno. Ma dall’altra parte – ha aggiunto – senza mollare sugli obiettivi di produttività. Il tema è complesso».

L’Unità