Navi umanitarie per Gaza, anche l’ Onu chiede lo stop delle partenze delle freedom flotillas

Adesso anche le Nazioni Unite frenano sulla fine del blocco navale israeliano di Gaza. Un rapporto dell’ ufficio per gli affari politici del segretario generale dell’ Onu, presentato ieri al Consiglio di Sicurezza, sostiene che le missioni navali umanitarie come quella dello scorso 31 maggio, fermata con la forza in acque internazionali dalla Marina militare israeliana (nove attivisti turchi furono uccisi e altri venti feriti sulla nave Mavi Marmara) «non solo utili per risolvere i problemi economici di Gaza e sono portatrici di potenziali escalation». Il rapporto chiede anche la «liberazione immediata» del soldato israeliano Ghilad Shalit, catturato da un commando palestinese il 25 giugno 2006 e da allora prigioniero a Gaza.

Il documento dell’Onu, del quale riferisce oggi il quotidiano israeliano Jerusalem Post, è in linea con le recenti dichiarazioni del «ministro degli esteri» dell’Unione europea Catherine Ashton che, poco prima della sua visita a Gaza, avvenuta domenica scorsa, si era espressa contro la missione della nave «Amalthea» che, partita dalla Grecia, intendeva trasferire a Gaza 2mila tonnellate di aiuti raccolti da una fondazione libica a favore la popolazione palestinese sotto embargo. La nave ha poi fatto rotta verso il porto egiziano di El Arish.

La recente decisione del governo Netanyahu di allentare leggermente la chiusura di Gaza, sembra aver convinto gli organismi internazionali e i governi occidentali a rinunciare alla revoca del blocco navale – attuato unilateralmente da Israele – nonostante fosse stata chiesta a gran voce dopo la strage sulla Mavi Marmara. Israele, con l’aiuto degli Stati Uniti, ha fatto la voce grossa e ribadito con forza la necessità di continuare blocco navale per garantire la sua «sicurezza», con la conseguenza che un po’ tutti hanno fatto un passo indietro. Inclusi alcuni Stati arabi che pure si dicevano pronti a inviare navi verso Gaza.

Intanto Israele ha lanciato un’offensiva diplomatica per impedire la partenza della flottiglia libanese che, secondo indiscrezioni, tra qualche giorno dovrebbe lasciare il porto di Tripoli e dirigersi verso Gaza. Il ministero degli esteri israeliano, riferisce oggi il quotidiano Haaretz, ha dato istruzioni agli ambasciatori sparsi per il mondo di chiedere ai paesi amici ed alleati di fare pressioni su Siria e Libano in modo da bloccare la partenza delle due navi. Ad organizzare la spedizione della flottiglia libanese è l’uomo d’affari palestinese Yasser Kashlak. Nei giorni scorsi Hamas, al governo a Gaza, aveva lanciato un appello affinchè continui l’invio di navi con aiuti umanitari verso la Striscia.

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