Scontro Berlusconi-Fini, premier: “Nessun accordo con chi vuole trattare come la Fiom”

Non possiamo rincorrere chi vuole fare le trattative tipo la Fiom». Per Berlusconi quella con Fini è una storia finita. E una volta tolte di mezzo le due pistole cariche sul tavolo del governo – la manovra economica e il ddl intercettazioni – si arriverà ad un vero regolamento di conti con il presidente della Camera. Come e quando questo avverrà è avvolto nella nebbia e la sensazione tra alcuni berlusconiani è che il Cavaliere urla ma non ha l’arma letale. Il fianco scoperto delle inchieste giudiziarie e la ricerca disposta dai magistrati nei conti di Denis Verdini consente a Fini di cavalcare la tigre della legalità. Tuttavia il premier sostiene che un garantista come lui non manda a casa le persone per certe cose dette al telefono e riportate dai giornali. «Questa storia della P3 è una buffonata». Se poi dovesse venir fuori qualcosa di clamoroso e concreto, allora il coordinatore del Pdl potrebbe saltare, senza aspettare il congresso del 2012 per mettere da parte il triumvirato. E’ una situazione comunque in bilico che rende incerta l’azione politica di Berlusconi. Così come una contraddizione appare l’intenzione di mettere addirittura la fiducia sulle intercettazioni, nonostante che avesse detto che così come è venuta fuori la legge non serve ad evitare che gli italiani vengano spiati al telefono. E’ chiaro che il premier qualcosa porta a casa e se pensa di mettere la fiducia è perché vuole chiudere subito il discorso e non darla vinta a Fini che non esclude di fissare il voto a settembre.

«Tenere aperto il Parlamento sembra quasi che si faccia una cosa che interessa loro», ha infatti osservato Italo Bocchino le cui dichiarazioni mandano in bestia il Cavaliere. Per non parlare poi di quelle di Fabio Granata, che dà credito ai racconti di Gaspare Spatuzza sulle stragi mafiose del ‘92-93 che lambiscono Forza Italia. In una cena organizzata da Mazzocchi e Labocetta con una ventina di deputati Pdl, il premier è andato in escandescenza. «Mi accusano di cose abominevoli, mostruose. Io, che non ho fatto mai del male a nessuno in vita mia. Sono scandalizzato». Anche al vertice di ieri a Palazzo Grazioli (era presente anche il presidente del Senato Schifani) la difesa fatta da Granata di Spatuzza in una intervista al quotidiano arcinemico «Il Fatto Quotidiano» è stato considerato scandaloso. Scandaloso soprattutto perché è fatto da un vicepresidente dell’Antimafia in quota Pdl. Molti al vertice si sono chiesti se uno come Granata è un battitore libero oppure è farina del sacco che tiene Fini. Eppure nei sondaggi la bandiera della legalità premia il presidente della Camera e fa male al Cavaliere. Non sono stati solo i Matteoli e La Russa a far notare che si tratta di una bandiera popolare nel campo del centrodestra (altro che immigrazione, l’altro cavallo cavalcato in passato da Fini). A sottolineare questo aspetto sono stati pure Tremonti e Frattini. «Su questo terreno non possiamo stare in difesa. Non ci giova», avrebbe detto il ministro dell’Economia, che qualche giorno fa ha detto che esiste una «questione morale», anche se nel partito si tratta solo di «una cassetta di mele marce». Silenzio di Verdini, ma alla riunione di Palazzo Grazioli i più avvertiti hanno ovviamente capito che Tremonti in quella cassetta ci mette anche Denis. Quale è stata la risposta di Berlusconi alle sollecitazioni a non consegnare nelle mani di Fini il tema della legalità? «E’ un tema che bisogna affrontare, ma non in modo giustizialista e dipietrista. Noi siamo e rimaniamo garantisti».

Denis ha tirato un sospiro di sollievo, almeno per il momento. Sono tanti le questioni che il premier deve sminare. Al vertice si è parlato pure delle nomine degli otto membri laici del Csm. E Berlusconi intende congelarle fino a quando non sarà trovato un accordo sulla vicepresidenza. «Ma perchè – si è chiesto il Cavaliere – non possiamo esprimere un nostro rappresentante? Abbiamo la maggioranza parlamentare e vogliono escluderci…. Non si può sempre cedere su tutto». Tra le ipotesi che circolano ieri è spuntato il nome dell’ex presidente della Consulta, Annibale Marini.

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