Venezuela, Chavez chiude relazioni diplomatiche con la Colombia e allerta l’ esercito al confine

Il presidente del Venezuela Hugo Chavez ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con la Colombia e ha messo in «massimo stato d’ allerta» le forze armate. «Lo dico col cuore spezzato: il Venezuela rompe a partire da questo istante qualsiasi relazione con il governo colombiano», ha annunciato ieri il capo di stato dal palazzo presidenziale di Miraflores, con al suo fianco la stella del calcio argentino, Diego Armando Maradona.

La decisione di Chavez rappresenta una risposta alle accuse ribadite dal governo di Bogotà la settimana scorsa dinanzi alla Organizzazione degli Stati americani che alcuni capi della guerriglia colombiana – cinque alti dirigenti delle Forze armate rivoluzionarie di Colombia (Farc) e dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln) – si nascondono in Venezuela. Appena un’ora e mezza dopo la dichiarazione di Chavez, il capo della diplomazia venezuelana, Nicolas Maduro, ha dato 72 ore di tempo ai diplomatici colombiani per lasciare il Paese e ha chiuso l’ambasciata del Venezuela a Bogotà. L’Onu ha lanciato con Ban ki-Moon un appello al dialogo invitando alla «moderazione tutti gli attori coinvolti nella vicenda e alla sua risoluzioni con mezzi pacifici».

Si tratta del momento più difficile nelle relazioni bilaterali fra i due paesi dal marzo 2008, quando Chavez aveva schierato le sue truppe alla frontiera con la Colombia dopo il bombardamento di una postazione delle Farc in Ecuador, alleato di Caracas, costato la vita a 25 uomini, fra cui il numero due della guerriglia marxista. Il governo venezuelano ha chiesto oggi una riunione ministeriale di “emergenza” dell’Unasur, il gruppo dei 12 Paesi dell’area sudamericana. Intanto, a Brasilia, è stato reso noto che il presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha telefonato al presidente venezuelano Hugo Chavez «consigliandogli» di ricorrere alle vie diplomatiche per risolvere il problema sorto con la sua decisione di rompere i rapporti diplomatici con Bogotà.

A Bogotà e Caracas sono ore cariche di tensione. A far saltare la mosca al naso al leader venezuelano è stata una durissima denuncia dell’ambasciatore colombiano presso l’Osa (Organizzazione degli Stati americani), Luis Alfonso Oyo. Che, a Washington, in un’assemblea straordinaria convocata appositamente, dispiegando mappe e filmati ha denunciato che 1.500 guerriglieri delle Farc fanno quello che vogliono nello stato venezuelano di Zulia, a 20 chilometri dalla frontiera con la Colombia. Compreso, nelle ultime due settimane, accogliere nei loro accampamenti, persone di sette Paesi per addestrarli sull’uso di esplosivi. Nell’assemblea di Washington quasi nessuno ha preso la cosa sul serio. E perfino l’ambasciatore Usa, Carmen Lomellin si è limitata ad esortare i due Paesi «a trovare una soluzione accettabile che migliori la sicurezza alla loro frontiera», che si estende per 2.219 chilometri.

Ma Chavez non l’ha fatta passar liscia. Ed ha accusato di aver organizzato tutto il presidente colombiano Alvaro Uribe, che tra due settimane conclude il suo doppio mandato. Sotto lo sguardo serio e compunto di Maradona, trasmesso da tutte le televisioni, Chavez è andato a ruota libera su Uribe. «È fuori di sè – ha detto – È aizzato dagli Usa. È pieno di odio. È capace di installare un finto accampamento (di guerriglieri) sul nostro territorio e di farlo attaccare. Siamo a rischio guerra». E ha ricordato che «a suo tempo, ha già fatto bombardare il territorio dell’Ecuador…». Chavez, però, ha tirato fuori anche parole più diplomatiche, visto che Uribe sta per lasciare la presidenza. «Mi viene da piangere – ha affermato – perchè ho la Colombia nel cuore. E mi auguro che il presidente eletto, Juan Manuel Santos si adoperi affinchè non succeda nulla di grave». Un appello in tal senso è stato subito fatto anche dall’ex presidente colombiano Ernesto Samper. Dopo aver ammesso che «non dovevamo fare denunce internazionali», Samper ha espresso la speranza che Santos «possa ricostruire i rapporti tra i due Paesi e creare un clima più favorevole».

E qui sta il nocciolo della questione. Santos ha perfino invitato Chavez al suo insediamento il prossimo 7 agosto. E nello stesso tempo, in politica interna, in quanto esponente di una delle grandi famiglie che da sempre governano la Colombia, ha cominciato a prendere le distanze da Uribe, avvocato di provincia che sognava di restare al potere per un terzo mandato. Quest’ultimo ha comunqu voluto approfittare del tempo che gli resta per mestare nel torbido contro Chavez (obiettivo facile volendo creare zizzania). Nel frattempo però Santos ha già incontrato i membri della Corte Costituzionale che hanno negato a Uribe la possibilità di farsi rieleggere una terza volta. E, a Londra, ha chiesto e ottenuto la consulenza di Tony Blair. Così come, per superare i non pochi malcontenti suscitati negli ultimi tempi da Uribe nei Paesi dell’America Latina (specialmente per aver consentito la presenza dei militari Usa in ben sette basi), ha cominciato un viaggio in cui visiterà tra l’altro, tra l’altro, Messico, Perù, Cile e Argentina. Già oggi è a Città del Messico dove, poco prima di incontrare il futuro collega Felipe Calderon, ha avuto un colloquio con il Premio Nobel suo connazionale Gabriel Garcia Marquez. Anche perchè dal punto di vista commerciale – gli scambi sono congelati da oltre un anno – è la Colombia ad avere tutto da perdere. E Santos sembra non voler pagare al posto di Uribe.

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