Barbara Berlusconi, laurea con 110 e lode: la difesa di Cacciari contro i legittimi sospetti di favoritismi

Una storia molto italiana, che ben rappresenta la realtà del mondo accademico del nostro Paese. La vicenda è nota, per cui mi limito a ricostruirla sinteticamente: martedì scorso, presso l’ Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, all’età di 26 anni, ha conseguito la laurea triennale in filosofia con 110 e lode la figlia del Presidente del Consiglio e di Veronica Lario, Barbara Berlusconi, con una tesi sui concetti di benessere, libertà e giustizia nel pensiero di Amartya Sen.

Il Rettore dell’Ateneo, Don Verzè, durante la discussione, ha pensato bene di chiedere alla candidata cosa ne pensasse di una nuova Facoltà di Economia, ispirata alle teorie di Sen, invitandola a proseguire gli studi per poterne diventare un giorno una docente. Immediata la reazione della Professoressa Roberta De Monticelli, docente di Filosofia della persona nel medesimo Ateneo, che in una lettera a Repubblica si è dissociata apertamente dalle parole del Rettore, esprimendo anche il sospetto di essere stata intenzionalmente esclusa dalla commissione di laurea esaminatrice della Berlusconi. Di ieri è la difesa di don Verzè da parte del Preside della Facoltà di Filosofia, Prof. Michele Di Francesco, e del Prerettore dell’Ateneo, Prof. Massimo Cacciari, i quali, in una lettera al Corriere della sera, hanno scritto:

Non c’è stata alcuna «esclusione» intenzionale o non intenzionale (qualunque cosa una esclusione non intenzionale possa essere) della professoressa De Monticelli dalla commissione di laurea della signora Barbara Berlusconi, ma solo la nomina di una commissione della quale la professoressa De Monticelli non faceva parte, come non ne facevano parte altri nove colleghi di ruolo della facoltà (a partire da Massimo Cacciari, Matteo Motterlini, Andrea Tagliapietra, Massimo Donà, ecc.). La signora Barbara Berlusconi si è presentata alla sessione di laurea con una media di 108,37/110 (corrispondente al 29,55/30) e dieci lodi. Con un curriculum di questo tipo la sorpresa sarebbe stata se non si fosse laureata a pieni voti e non il contrario. L’idea che una battuta paterna del Rettore Don Verzé, peraltro ripetuta in passate occasioni nei confronti di altri studenti, possa essere interpretata come la proposta formale nei confronti della signora Barbara Berlusconi di far parte del corpo docente del San Raffaele sfida ogni ragionevolezza e ogni criterio di buon senso. Al San Raffaele, come in ogni università italiana l’accesso alla docenza è regolato dalle leggi dello Stato che governano i concorsi universitari. Rigettiamo quindi con forza le affermazioni e le insinuazioni lesive della professionalità dei colleghi della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.

La vicenda suscita varie riflessioni. Mi limito ad esporne tre.

La prima. La candidata ha conseguito, con qualche anno di ritardo, una laurea triennale, con la quale oggi non si può insegnare nemmeno nella più sperduta delle scuole medie italiane. Prima di poter pensare concretamente ad una docenza universitaria – nel rispetto delle “leggi dello Stato che governano i concorsi universitari” di cui parla Cacciari – è necessario che la dott.ssa Berlusconi consegua anche il diploma di laurea specialistica o magistrale, il che richiede almeno altri 2 anni di studio.

Sempre nel rispetto delle leggi di cui sopra, occorrerebbe, poi, lo svolgimento di un dottoraro di ricerca, che comporterebbe altri 3 anni di formazione e di ricerca. Pertanto, necessitano, nella migliore delle ipotesi, almeno altri 5 anni prima che la prospettiva di una docenza universitaria possa concretizzarsi, sempre che naturalmente si mantenga ferma la premessa da cui si è mossi, ovverosia il rigoroso rispetto delle leggi dello Stato che governano i concorsi universitari.

La seconda. Ammesso pure che quella di don Verzè fosse una “battuta paterna … ripetuta in passate occasioni nei confronti di altri studenti”, non si può non notare che, oltre ad essere alquanto prematuro, l’ invito in questione sia apparso quanto meno inopportuno. Proprio in forza di quel criterio di ragionevolezza evocato dal Prof. Cacciari, il Rettore si sarebbe dovuto astenere dall’esprimere una considerazione del genere nei confronti della figlia del Presidente del Consiglio dei ministri.

Il collegamento tra l’auspicio che venga istituita una nuova facoltà, la quale – com’è evidente – richiede cospicui finanziamenti (quando, peraltro, la riforma Gelmini prevede proprio l’eliminazione delle facoltà delle università pubbliche…) e l’invito rivolto alla figlia del Capo del Governo di proseguire gli studi al fine di poter lavorare all’interno di quella facoltà cozza in modo evidente con quei principi di pari dignità formale degli studenti e di dignità del corpo docente dei quali discorre la professoressa De Monticelli.

La terza. Forse la più amara. E’ molto triste, anche se per nulla sorprendente, che a difendere questo ennesimo oltraggio alla dignità di tutti coloro che ogni giorno, nonostante tutto, silenziosamente e sempre più faticosamente, lavorano nel mondo dell’Università e della ricerca, nonché di tutti coloro che, pur avendo dedicato la propria vita allo studio, continuano a patire i drammi del precariato o della disoccupazione sia proprio un autorevole intellettuale di sinistra come il Prof. Cacciari.

Ed infine una curiosità. Se, come ricordano il Preside e il Prorettore della Facoltà di Filosofia, la signora Barbara Berlusconi si è presentata alla sessione di laurea con una media di 108,37/110 (corrispondente al 29,55/30), vuol dire che non ha preso tutti 30. Qualcuno, nella propria materia, non ha ritenuto proprio eccellente la preparazione dell’ illustre candidata… Chi sarà stato? Io un sospetto ce l’ ho…

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