Ciclismo, Tour de France: Contador: “E’ stata la Grande Boucle più difficle della mia vita. Petacchi: “Voglio la maglia verde”

    PAUILLAC (Francia). Dopo 25 chilometri dalla partenza, e a 27 dall’arrivo, cioè poco prima della metà della crono finale e decisiva, c’era aria di rivoluzione. Andy Schleck, lo sfidante, quello che le tre settimane di Tour hanno dipinto come il bello, il buono, il bravo, il biondo, il bambù, stava recuperando gli 8″ di distacco in classifica da Alberto Contador, il campione, quello che in due giorni delle tre settimane del Tour aveva guadagnato una miseria in termini di tempo e perduto una montagna in dosi di simpatia ed eleganza.

    PIU’ PESANTE — Poi la situazione è cambiata, l’esercizio della corsa contro il tempo ha restituito i valori abituali e prevedibili, Contador ha continuato con il suo passo, non eccezionale ma regolare, e Schleck si è appesantito fino a beccare 31″ di distacco. Una coincidenza, un caso, un segno del destino. Perché i 31″ di oggi, sommati agli 8″ che pagava già in classifica, fanno 39″: esattamente lo stesso ritardo accumulato nella tappa di Bagnères-de-Luchon, quando al lussemburghese, sul Col de Balès, appena sferrato un attacco, è saltata la catena. Contador ha conquistato il suo terzo Tour de France in quattro anni – 2007 davanti a Cadel Evans, 2009 e 2010 davanti a Schleck -, ma solo perché nel 2008 non aveva partecipato. E lo ha conquistato con merito. Ma i 23″ che lo dividevano la prima volta dall’australiano oggi campione del mondo, sembrano più dei 39″ che lo separano da Schleck.
    MOSTRO CANCELLARA — Forse perché nel 2007, in fondo solo tre anni fa, Contador era l’astro nascente, la nuova generazione, il campione annunciato, invece adesso è lui a essere già minacciato, sorpassato, oscurato. Nel testa a testa, nel tempo a tempo, nella corsa parallela fra Alberto e Andy, la vittoria di Fabian Cancellara non può avere i superlativi che merita. Un’ora e neanche un minuto a più di 51,2 di media, tra vigne e roulotte, tra popolo e nuvole, aria atlantica, vento laterale e una stanchezza ormai cronica nelle gambe. La locomotiva di Berna ha battuto due tedeschi, Tony Martin e Bert Grabsch, di 17″ e 1’48″.

    MENCHOV DA PODIO — Il russo Denis Menchov ha strappato il terzo posto della generale allo spagnolo Samuel Sanchez, e va lodato il quinto posto del belga Jurgen Van den Broeck. Il primo italiano, si fa per dire, è il ceco Roman Kreuziger, che corre per l’italiana Liquigas, nono. Il primo italiano d’anagrafe è Damiano Cunego, ventinovesimo. E italiano è l’ultimo in classifica, al 170° posto, Adriano Malori: ma il valore, umano e fisico, della sua prestazione non dev’essere sminuito con la classifica.

    FELICITA’ — Contador, liberato: “Sono emozionato, commosso, felicissimo. E’ tutto l’anno che mi concentro sul Tour, mi sono allenato tantissimo, anche se non tutto ha funzionato, ho avuto giorni buoni e altri meno, ma non vi posso dire quali. Dei Tour corsi, questo è stato il più difficile e complicato, anche perché la pressione, fino al momento del via, è stata enorme. Paura di non farcela? Quando mi hanno detto che mi rimanevano solo 5″ in classifica, non mi sono fatto prendere dal panico, avevo fiducia in me, sapevo di tenere il mio passo, e sono rimasto concentrato fino alla fine”. Schleck, realista: “Ho cominciato la cronometro velocissimo, volevo caricare me e cercare di scaricare Contador. Sapevo che mi sarei dovuto battere fino alla fine, e così ho fatto. Ma superare Contador non era facile. Ci riproverò il prossimo anno. Rimpianti? Non direttamente su di me, ma certo quel guaio alla catena è stato decisivo. E ammetto che il mio cronoprologo a Rotterdam è stato terribile”.

    LA LOCOMOTIVA — Cancellara, soddisfatto a metà: “Soddisfatto per me, una grande vittoria, ma non per Andy, speravo che ce la facesse. Prima del via, gli ho detto di credere in se stesso, di dare tutto, di cercare di essere freddo. E’ ancora molto giovane, è già molto esperto, ma da subito si capiva che sarebbe diventato forte. Ricordo il Giro del 2007, quando poi arrivò secondo: gli dovevo spiegare come si fa a rimontare il gruppo dopo essersi fermato a fare la pipì”. Alessandro Petacchi, teso: “Domani a Parigi la volata decisiva per la maglia verde della classifica a punti. Devo riuscire a non sbagliare nulla e sperare che non succeda nulla di particolare, di imprevisto. L’avversario da battere è più Cavendish che Hushovd. Non credo che Cavendish faccia anche i traguardi intermedi a punti, dovrebbe spendere energie preziose per conquistare la volata finale, che a lui forse interessa di più”.

    Gazzetta.it