Kurdistan, strage di bambini: pasdaran iraniani uccidono 11 ragazzini che tiravano pietre

E’ stata una vera e propria strage di innocenti. 11 bambini kurdi uccisi dai pasdaran iraniani solo perché avevano avuto l’ardire di tirare qualche sasso contro le loro automobili. E’ successo nella città di Mahabad e a riferirlo è Shorsh Surme, giornalista kurdo più che attendibile.

Il fatto è accaduto i giorni scorsi e si va ad aggiungere a tutta una serie di gravissimi crimini commessi dai pasdaran iraniani e dall’esercito turco in questa martoriata regione che si adagia su quattro paesi (Iran, Turchia, Siria e Iraq) che la occupano illegalmente da tempo indefinito. Nelle scorse settimane l’esercito turco ha bombardato diversi villaggi uccidendo un numero indefinito di civili. Lo stesso hanno fatto gli iraniani dal loro lato del Kurdistan con l’appoggio, sembra, anche di aerei militari turchi. Ora questa ennesima e terribile strage di cui nessuno in occidente parla. Se a morire fossero stati 11 bambini palestinesi sarebbe successo il finimondo, ma siccome sono “solo kurdi” non meritano nemmeno lo spreco di una goccia di inchiostro.

La comunità internazionale e in particolare l’Unione Europea non può più chiudere gli occhi sulle quotidiane stragi perpetrate dai turchi e dai loro alleati iraniani ai danni di questo popolo vittima di un vero e proprio tentativo di pulizia etnica.

La Turchia e l’Iran hanno letteralmente chiuso queste aree ai giornalisti e ai ricercatori delle organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani allo scopo di poter perpetrare orrendi crimini contro il popolo kurdo senza che in occidente si sappia niente, ma nonostante questa “strategia del silenzio” imposta da Ankara e Teheran, qualche notizia riesce a filtrare dalle zone sotto attacco. Il quadro che ne esce è drammatico e parla di una guerra nascosta che sta mietendo centinaia di vittime innocenti ogni giorno.

La cosa deve finire adesso. La Turchia e l’Iran devono permettere alle organizzazioni umanitarie e ai ricercatori delle organizzazioni per la difesa dei Diritti Umani di accedere alle aree del Kurdistan per verificare cosa stia accadendo realmente. Deve essere permesso l’ingresso di aiuti umanitari nell’area visto che le poche relazioni che ci giungono parlano di decine di villaggi distrutti e di migliaia di sfollati interni. Occorre organizzare subito convogli di aiuti umanitari che raggiungano quelle aree e che portino assistenza ai feriti, insomma una sorta di “flotilla via terra” per rompere il silenzio sulle stragi turco-iraniane che insanguinano il Kurdistan.

Noemi Cabitza