Cambogia, condanna a 30 anni per ex leader dei Khmer rossi: il boia di Pol Pot uccise 12mila persone

Phnom Penh (AsiaNews/Agenzie) – Il tribunale internazionale dell’’Onu ha emesso la prima condanna contro un leader dei Khmer rossi: il “compagno Duch”, è stato condannato a 35 anni di prigione, ma è possibile che vi possano essere sconti. Diverse persone chiedevano per lui l’ergastolo.

La corte ha dichiarato che Kaing Guek Eav, il cui nome di battaglia era “Duch”, è colpevole almeno in parte della morte di circa 17mila persone recluse nella prigione di Tuol Sleng, vicino a Phnom Penh, da cui sono uscite morte quasi tutte dopo aver subito torture, battiture, elettroshock, di cui Duch conservava un meticoloso archivio.

Duch, 67 anni, è il primo dei Khmer rossi ad essere condannato e a riconoscere – almeno in parte – le sue responsabilità. Durante il processo, iniziato in marzo, egli ha riconosciuto di essere il responsabile della prigione – ora trasformata in un museo degli orrori dei Khmer rossi – ma ha negato di aver ucciso mai personalmente alcuna vittima. Inoltre, egli si è difeso dicendo che obbediva ad ordini superiori. É possibile che la sua pena di 35 anni venga ridotta di 11 anni – già scontati – e di altri 5 in cui egli è stato imprigionato in modo illegale rispetto alle leggi cambogiane.

Duch, un insegnate di matematica, è entrato nei Khmer rossi negli anni ’60. I Khmer rossi sono un gruppo maoista, influenzato dal marxismo occidentale della Sorbona di Parigi, che cresciuti durante la guerra del Vietnam, hanno preso il potere in Cambogia, attuando il progetto di trasformarlo in un Paese nuovo e totalmente agricolo e collettivista, azzerando tutta l’intellighenzia precedente e distruggendo le religioni. Almeno 2 milioni di persone sono state uccise perché nemici del popolo o per lavori forzati. Il loro governo è stato spazzato via poi dall’esercito vietnamita nel 1979. Il loro capo storico, Pol Pot, è morto nel ’98.

Alcuni leader ex Khmer rossi fanno parte del governo attuale (fra essi vi è il premier Hun Sen); altri sono ex ministri. Questa situazione ha reso difficile il lavoro del tribunale voluto da oltre un decennio, ma sempre frenato per il timore che esso scavi anche nel passato degli attuali leader, distruggendo lo status quo e l’attuale pace sociale.

Duch, che dopo la caduta dei Khmer rossi ha vissuto per 20 anni sotto falsi nomi, negli ultimi anni è e convertito al cristianesimo ed aveva riconosciuto i suoi errori.

Altri quattro leader Khmer rossi attendono di essere processati. Essi sono il “fratello numero due”, Nuon Chea; l’ex capo di Stato Khieu Samphan; l’ex ministro degli esteri Ieng Sary e sua moglia Ieng Thirith.

In generale la gente della Cambogia non dà molto credito al tribunale e alle sentenze, frenato dai leader attuali e dalle paure che si possano riaprire ferite e violenze. Ma alla sentenza di oggi Duch è arrivato con un auto a prova di bomba ed è rimasto ad ascoltare dietro uno schermo antiproiettile

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