Astronomia, alla scoperta di nuovi pianeti simili alla Terra

Lord Martin Rees, professore di cosmologia e astrofisica della Cambridge University, crede che siamo prossimi alla scoperta di pianeti simili alla Terra, scoperta che avverrà probabilmente nei prossimi 3-20 anni da ora. Aggiunge tuttavia che per scattare le prime immagini di questi pianeti potrebbero servire più di 20 anni di ricerca.

Lord Rees sostiene inoltre che la necessità di esplorazioni umane dello spazio stia diminuendo a favore di nuove tecnologie robotiche. Durante la discussione tenutasi alla University of Cambridge, l’idea che è emersa è che le future esplorazioni umane di pianeti come Marte potrebbero somigliare più alle avventurose spedizioni sull’Everest o ai Poli che a missioni finanziate da governi come quella che ha portato l’uomo sulla Luna.

“Kepler ci dirà se pianeti simili alla Terra orbitano attorno ad altre stelle” ha affermato Rees. “Se c’è vita da qualche parte dell’universo, il posto più ovvio in cui guardare sarà un pianeta simile alla Terra. Sono sicuro che in due o tre anni scopriremo dalle osservazioni di Kepler che ci sono molti altri pianeti come il nostro che orbitano attorno ad altre stelle. Ma credo che ci vorranno circa 20 anni per ottenere un’ immagine di un pianeta come questi”.

E continua: “Se avranno o meno vita, non accetterei scommesse. La biologia è una materia molto più complicata dell’astronomia, e non sappiamo come la vita sia iniziata sulla Terra. Spero che in 20 anni potremo capirlo. Una volta compreso come la vita è iniziata qui, avremo un’immagine più chiara di come probabilmente si sia formata in altri ambienti, e dove si trovano i migliori posti del cosmo in cui cercarla”.

Secondo Rees, è finita l’era delle costose spedizioni umane, spesso motivate più da ragioni politiche che da puri fini scientifici. “Gli atterraggi sulla Luna sono stati un impulso importante per la tecnologia, ma ci si deve chiedere se sia il caso di mandare di nuovo persone nello spazio. Penso che questa situazione diventi sempre più improbabile con gli avanzamenti nel campo della robotica e della miniaturizzazione. E’ difficile vedere una ragione specifica per andare sulla Luna o mandare persone nello spazio. Spero che le persone oggi in vita possano camminare su Marte, ma penso che sarà fatto non per scopi pratici ma per gli stessi motivi per cui si è scalato l’Everest. Credo che il futuro dell’esplorazione umana dello spazio sarà all’insegna del taglio dei costi, programmi ad alto rischio forse anche finanziati in parte dall’industria privata”.

Rees aggiunge una nota di ottimismo per il futuro delle scoperte scientifiche in campo astronomico: “Stiamo cercando di rispondere a domande scientifiche che non ci si era posti vent’anni fa, e tra 20, 40, 60 anni da ora sono sicuro che i problemi che gli scienziati si troveranno ad affrontare saranno cose che nemmeno possiamo concepire oggi. Le domanda alla quale vorrei trovare una risposta è se ci sia vita nello spazio e come sia iniziata. E’ una domanda che avrebbe affascinato Darwin e Galileo”.

Daniele Bagnoli