DDL Intercettazioni, rinviata la decisione sui tempi: Pdl insiste per velocizzare

E’ ancora incerto il destino del ddl intercettazioni alla Camera: in un clima di tensione altissima nel Pdl e di trattative serrate per l’elezione degli otto membri laici del Csm, oggi la conferenza dei capigruppo ha rinviato a una nuova riunione convocata per giovedì la ‘grana’ della decisione sui tempi del contestatissimo provvedimento arrivato alla terza lettura. La maggioranza continua a insistere perché l’Aula dia il via libera entro la prossima settimana al ddl e prima dei due decreti in scadenza all’esame di Montecitorio, il Pd chiede il contrario. Intanto continuano a piovere le critiche sul testo, anche dopo le modifiche apportate in commissione Giustizia alla Camera. Oggi a lanciare un nuovo allarme è il Csm che, nella relazione trasmessa al Parlamento dedicata ai problemi degli uffici giudiziari del Sud: ridurre la “possibilità di svolgere intercettazioni telefoniche”, sottolineano a Palazzo dei Marescialli, presenta “evidenti controindicazioni” per i magistrati impegnati nella lotta alla mafia. Giovedì alle 16 la protesta di chi è contrario al testo si materializzerà davanti a Montecitorio dove l’Fnsi e le organizzazioni che fanno parte del Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza hanno organizzato un sit-in in concomitanza con l’inizio della discussione generale in Aula. Alzano la voce contro il ddl intercettazioni anche i blogger che contestano la norma che introduce anche per loro l’obbligo di rettifica entro 48 ore. Fabrizio Cicchitto non vuole sentire ragioni e insiste: “L’esame del provvedimento va completato entro la prossima settimana, il Parlamento ne discute da due anni”. Oggi tuttavia nessuno, tantomeno Cicchitto, ha sollevato la questione durante la conferenza dei capigruppo che ha deciso i tempi di approvazione della manovra su cui oggi il governo ha posto la fiducia e ha preso atto dell’accordo tra i presidenti delle Camere, Gianfranco Fini e Renato Schifani, di procedere a oltranza con le sedute comuni del Parlamento al fine di eleggere i laici del Csm entro la settimana. Il nodo politico verrà sciolto dopodomani, si spera in uno scenario diverso da quello di oggi, magari dopo una fumata bianca sul Csm. Di fronte alla mancanza di unanimità dei gruppi tuttavia la decisione su come procedere con i lavori di Montecitorio spetterà al presidente della Camera, Gianfranco Fini, che oggi non si sbilancia. E’ certo che sabato 31 luglio l’Aula resterà aperta: con quale ordine del giorno, se prima i decreti o prima il ddl intercettazioni, è presto per dirlo.

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