I segreti del Pentagono in Afghanistan, Wikileaks diventa bandiera della libertà d’informazione

Per il fondatore del sito informare i cittadini è il motore del cambiamento. Anche a costo della propria vita

Le accuse, le polemiche e lo scalpore suscitati dalla pubblicazione di migliaia di file riservati sulla guerra in Afghanistan dimostrano almeno una cosa: Wikileaks sta facendo del buon giornalismo. Parola di Julian Assange (vedi foto=. Per il trentanovenne fondatore e volto mediatico del portale internet specializzato nella divulgazione di documenti segreti, il compito del giornalista “è parlare degli abusi di potere”. Influenzato dagli studi di Fisica l’ex programmatore e hacker australiano è convinto che anche le più piccole azioni possano scatenare un’energia “riformatrice”.

L’idea alla base di quella che definisce “la prima agenzia di intelligence del popolo” è aumentare il flusso di informazioni per promuovere il cambiamento. Una visione figlia della cosiddetta etica hacker e dei suoi principi guida: dall’apertura alla decentralizzazione, dalla socializzazione alla voglia di migliorare il mondo.

Lo spirito ribelle di Assange è invece questione di genetica. I genitori, attori in una compagnia teatrale itinerante, si conobbero durante una manifestazione di protesta contro la guerra in Vietnam. In tournée con loro si abituò a una vita nomade. Quando non è in viaggio per promuovere la ‘libertà d’informazione’ passa il tempo tra la nativa Australia, il Kenya e l’Islanda. Lo scorso maggio, ha riferito il quotidiano australiano ‘The Age’, gli agenti dell’aeroporto di Melburne gli ritirarono il passaporto perché “vistosamente deteriorato”. Il documento gli fu restituito dopo circa un quarto d’ora, ma fu avvertito che gli sarebbe stato ritirato.

Proprio in quei giorni i media internazionali scrissero di una caccia all’uomo lanciata dal Pentagono per catturalo. “Ogni interferenza nei confronti della mia attività o di quella di Wikileaks sarebbe vista negativamente dall’opinione pubblica internazionale”, ha risposto Assange a chi gli chiedeva se non avesse paura.

In tre anni di attività il sito ha pubblicato decine e decine di scoop: dai manuali segreti della setta Scientology alle procedure di Camp Delta a Guantanamo, dalla lista completa degli iscritti al partito di estrema destra britannico BNP al video di un attacco militare americano a Baghdad in cui morirono 12 civili scambiati per guerriglieri. Inchieste che hanno messo a rischio la vita dello stesso Assange come denunciato da lui stesso. Nel 2007 riuscì a sfuggire all’azione di sei uomini armati entrati nella sua stanza a Nairobi: poche settimane aveva denunciato la corruzione in quel Paese. “Non ho paura”, ha detto più volte, “il buon giornalismo, per sua natura, è questo”.

NTNN