Marea nera cinese: danni ingenti nel mare di Dalian dopo l’esplosione di due oleodotti

La Cina è riuscita a bloccare, prima che arrivasse nelle acque internazionali, davanti alla sua provincia settentrionale di Liaoning, la marea nera che ha invaso il mare di Dalian in seguito all’esplosione di due oleodotti il 16 luglio.

Il vicesindaco di Dalian, Dai Yulin, ha però detto che «Le operazioni di bonifica sono ardue. Gli operai sono riusciti a contenere la marea nera senza che si propagasse al largo. Per quanto riguarda la prossima tappa della pulizia, questo sarà un compito molto difficile – ha detto ai giornalisti – Alcune parti della marea nera sono state ripulite, ma non è facile togliere il resto». Secondo il vicesindaco Dai «266 imbarcazioni pulisci-petrolio e 8.150 pescherecci sono stati mobilitati per la bonifica. Le agenzie marittime e le compagnie petrolifere hanno piazzato 40.000 metri di barriere e 65 tonnellate di panne assorbenti il petrolio».

La spessa coltre di petrolio, che all’inizio si disse essere di 50 km2, alla fine si è estesa nel Mar Giallo per oltre 430 km2 e i lavori di bonifica sono ancora in corso.

Le prime indagini hanno rivelato che non è stata la petroliera battente bandiera liberiana a far esplodere l’oleodotto di 0,9 m. di diametro che ha provocato anche l’esplosione di un’altra tubazione minore nel terminal petrolifero di Xingang: l’incidente si sarebbe verificato alle 18 del 16 luglio, quando i lavoratori della Q.Pro Inspection and Technical Service Co. Di Shanghai stavano procedendo alla desolforazione dell’oleodotto, mentre il cargo “liberiano” da 300.000 tonnellate aveva finito di scaricare il greggio alle 13.

L’inchiesta dell’Ufficio nazionale di controllo della sicurezza sul lavoro e del Ministero della sicurezza pubblica spiega che «Una cattiva manovra di desolforizzazione é all’origine dell’esplosione dei due oleodotti (…) Il prodotto utilizzato nella desolforizzazione, fabbricato dalla  società di Tianjin Huishengda Petroleum Technology Co., ha une tenore molto elevato i di ossigeno». Questo tipo di operazioni era stato autorizzato da una filiale del gigante petrolifero cinese China national petroleum corporation (Cnpc).

Intanto, inchiesta o non inchiesta, la Cnpc ha annunciato che uno dei due oleodotti esplosi é di nuovo operativo almeno dal 20 luglio: «Ogni giorno, circa 45.000 tonnellate di petrolio greggio transitano da questo oleodotto che collega il  terminal di  Xingang a Dalian alla società Dalian Petrochemicals, il più grande produttore e fornitore di idrocarburi del Paese. Mercoledi a mezzogiorno, la Dalian Petrochemicals aveva ricevuto 66.000 tonnellate di petrolio greggio per pareggiare la forte riduzione dei suoi stock di petrolio».

Dopo l’incidente di Dalian il ministero dei trasporti di Pechino ha ordinato dal suo sito internet che i porti cinesi rafforzino le loro misure di sicurezza: «Per rispondere a tutti i pericoli, I porti devono procedere ad ispezioni prima del carico, dello scarico e del trasporto di petrolio e di altri prodotti chimici pericolosi. I porti devono stabilire delle procedure d’urgenza in caso di incidenti con dei prodotti pericolosi».

La nota ministeriale prevede che i principali porti della Cina, cioè quelli che accolgono cargo da oltre 10.000 tonnellate e gli imbarcaderi fluviali dove attraccano imbarcazioni con carichi da oltre 1.000 tonnellate, devono aver avviato queste ispezioni prima della fine dell’anno e che «Queste ispezioni di sicurezza devono essere condotte dai migliori specialisti in materia di sicurezza. I direttori dei porti devono condurre i periodi regolari delle esercitazioni di risposta di urgenza».

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