P3, pm di Roma: il ruolo del senatore dell’Utri è stato superiore a quello di Verdini

ROMA – Per i pm romani che indagano sulla cosiddetta P3, nel gruppo che faceva capo a Flavio Carboni il ruolo di Marcello Dell’Utri, sotto il profilo politico, sarebbe stato superiore a quello di Denis Verdini.

Il senatore del Pdl si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere ai magistrati romani che lo hanno messo sotto inchiesta nell’ambito della vicenda della cosiddetta P3. ”A Palermo 15 anni fa – ha detto Dell’Utri – ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora”.
“E’ una mia regola fissa -ha dichiarato Marcello dell’Utri uscendo dall’ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo – non avendo parlato con i procuratori non mi sembra il caso di farlo con la stampa. E’ una regola fondamentale per chi è indagato, la consiglio a tutti”. Nei giorni scorsi il senatore del Pdl aveva ricevuto un invito a comparire dalla Procura di Roma.

P3: GRUPPO SI OCCUPO’ DI LISTA PDL ESCLUSA NEL LAZIO – Il ‘gruppo’ che secondo la magistratura faceva capo a Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi si interessò anche dell’esclusione della lista del Pdl provinciale dalle elezioni regionali del Lazio. Lo scrivono i giudici del riesame che hanno negato la scarcerazione a Carboni e Lombardi.
Nell’ordinanza scrivono i giudici, infatti, che il giudice tributario “Lombardi non manca di invitare l’onorevole Ignazio Abrignani, responsabile elettorale nazionale del Pdl, a seguire una via ‘parallela’ rispetto a quella istituzionale (ricorso presso il Consiglio di Stato avverso l’esclusione della lista Pdl Roma e Provincia dalle elezioni regionali) suggerendogli di rivolgersi ad Antonio Martone (ex avvocato generale della Cassazione) perché è ‘molto amico’ e può risolvere il problema, ma della cosa questa volta il Lombardi segnala che è meglio non parlare al telefono”. Questo emerge dall’ordinanza del tribunale del riesame con la quale i giudici hanno confermato il carcere per Carboni e Lombardi.

La cosiddetta P3 che faceva capo a Flavio Carboni aveva specifici luoghi a disposizione “dei sodali per la realizzazione di fini”, in particolare un Centro studi e l’ufficio romano di Flavio Carboni. Qui Carboni organizzava incontri “con alti magistrati per verificarne la disponibilità ad accettare eventuali richieste di favori”. Scrivono i giudici del Tribunale del riesame di Roma. “Nel Centro studi giuridici per l’integrazione europea ‘Diritti e Liberta” finanziato dal Carboni tramite complessi passaggi monetari per nascondere l’effettiva provenienza – si legge nelle 65 pagine dell’ordinanza – Lombardi riveste la carica di addetto alla segreteria e Martino (su Arcangelo Martino, il terzo indagato, il Riesame si è già pronunciato confermandone la custodia in carcere) quella di responsabile dell’organizzazione”.

CALIENDO INDAGATO PER VIOLAZIONE LEGGE ANSELMI – Il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo è indagato dalla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. A Caliendo è contestato il reato di violazione della legge Anselmi sulle società segrete.
Il nominativo di Caliendo appare in alcune vicende sulle quali si è appuntata l’attenzione del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli. Tra questi una cena nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini, a palazzo Pecci Blunt, che avrebbe avuto il fine di stabilire le strategie di intervento sul lodo Alfano, sulla nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte D’Appello di Milano ed il ricorso in Cassazione dell’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino contro l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti dalla magistratura napoletana. Secondo quanto si è appreso, Caliendo dovrebbe essere interrogato dagli inquirenti romani nei prossimi giorni.

“Non ho mai contattato né fatto elenchi di giudici della Corte costituzionale favorevoli o contrari al lodo Alfano”. Appreso di essere stato iscritto nel registro degli indagati per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, torna a dichiararsi estraneo alla cosiddetta Loggia P3 e al tentativo da parte di Pasquale Lombardi, assieme a Flavio Carboni e Arcangelo Martino, di condizionare la decisione dei giudici della Consulta sulla legittimità del lodo Alfano.

Caliendo, come ha fatto più volte in passato quando ha indicato Lombardi come “millantatore”, ripete che al pranzo a casa Denis Verdini, alla fine di settembre, lui rimase solo una mezz’ora e poi se ne andò per precedenti impegni in commissione Giustizia. “Solo successivamente – afferma – ho appreso che nel corso di quel pranzo si era parlato anche di questo (cioé del lodo, ndr). Tant’é che a tale proposito c’é la telefonata che Lombardi mi fece allegata all’ordinanza di custodia cautelare. Ma – ribadisce il sottosegretario alla Giustizia – io non ho mai parlato con giudici costituzionali del lodo né fatto elenchi di chi era favorevole o contrario”. Caliendo sarà ascoltato in Procura in qualità di indagato e verrà assistito dall’avvocato Paola Severino: “Ho dato mandato io all’avvocato stamani di andare in Procura per chiedere di essere ascoltato. Solo alle 16:17 l’avvocato Severino mi ha detto che risultavo iscritto nel registro degli indagati, senza però che le fosse detto l’ipotesi di reato. Poi, dopo neanche un’ora, la notizia è comparsa sulle agenzie”.

BERLUSCONI: FIDUCIA A CALIENDO, VADA AVANTI – Il premier Silvio Berlusconi ha incontrato il Sottosegretario Giacomo Caliendo e in relazione all’indagine quest’oggi annunciata nei suoi confronti gli ha espresso la più ampia solidarietà e rinnovandogli piena fiducia lo ha invitato a continuare a lavorare con l’impegno fin qui profuso. Lo rende noto un comunicato di Palazzo Chigi.
“Ho chiesto di essere sentito dai magistrati, sto aspettando”. Lo ha detto il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo uscendo da palazzo Grazioli al termine di un incontro con il premier Silvio Berlusconi.

TREMONTI FIRMA DECRETO COMMISSARIAMENTO CCF – Il ministro del Tesoro Tremonti ha firmato il decreto di commissariamento del Ccf. Lo rende noto un comunicato di via XX Settembre che precisa che “la proposta di commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, formulata dalla Banca d’Italia, è arrivata ed è stata protocollata nella giornata di mercoledì 21 luglio 2010 presso la segreteria del CICR. La pratica è stata immediatamente istruita dagli uffici ed è stata siglata dal Direttore generale del Tesoro – Segretario del CICR – nella giornata di venerdì. Lunedì 26 luglio è stata ritrasmessa al Gabinetto del Ministro per la firma. Martedì il Ministro ha firmato il relativo Decreto.

Ansa