Zimbabwe, Costituzione nega diritti di gay e lesbiche

La battaglia politica in Zimbabwe si gioca anche sugli omosessuali. I loro diritti non sono contemplati nella bozza costituzionale che dovrà essere sottoposta a referendum.

L’omosessualità non è ufficialmente illegale nel Paese, ma la sodomia è perseguibile con una pena fino a un anno di carcere e l’associazione Gays and Lesbians of Zimbabwe (Galz) è stata spesso vittima di intimidazioni.

In un Paese in cui i pregiudizi e i tabù nei confronti dell’omosessualità sono ancora diffusi, sostenere i diritti di gay e lesbiche non paga politicamente. Lo ha capito anche il primo ministro Morgan Tsvangirai, che si è allineato alle posizioni del presidente Robert Mugabe anticipando che i diritti dei gay non sono contemplati nella Costituzione. Tra i principi costituzionali, di cui è stata pubblicata l’anticipazione dal Movimento per il cambiamento democratico (Mdc) di Tsvangirai, non è previsto alcun riferimento alla questione.

Il coordinatore dell’assemblea costituente, Munjodzi Mutandiri, ha detto al giornale sudafricano Mail&Guardian che la questione dei diritti degli omosessuali è stata da entrambi i partiti politici, lo Zanu-Pf di Mugabe e il Mdc di Tsvangirai, sacrificata al consenso: “I politici sanno che l’omosessualità è un argomento spinoso in Zimbabwe e lo usano per scopi politici”.

Dopo le contestate elezioni del 2008, la creazione di un governo di unità nazionale, frutto di un accordo tra il presidente Mugabe e Tsvangirai, ha portato a un accordo sulla modifica della Costituzione, che dovrebbe limitare le prerogative del presidente, al potere dal 1980, e preparare il Paese alle prossime elezioni.

La posizione di Mugabe nei confronti degli omosessuali è chiara sin dal 1995, quando, alla Fiera internazionale del Libro di Harare, li definì “peggiori di cani e maiali”. E la settimana scorsa, di fronte alla folla riunita nella Chiesa Apostolica del distretto orientale di Marange, ribadì il suo no “ai diritti degli omosessuali”.

Da qui l’accusa di Mutandiri: “Una questione che ha a che fare con i diritti umani è stata ridotta a una questione politica”. L’associazione Galz chiede che siano rispettati i diritti degli omosessuali nella vita quotidiana: sul posto di lavoro, negli ospedali, nella ricerca dell’alloggio. “Anche se in molti accoglierebbero con favore la legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, per noi la priorità è che siano protetti i diritti di base di gay e lesbiche” ha detto al Mail&Guardian il direttore Chesterfield Samba.

Il Galz ha presentato le sue richieste al Comitato parlamentare sulla Costituzione (Copac), al lavoro dal 21 giugno, ed è ancora in attesa di una risposta. “Ma siamo sicuri che le nostre istanze non saranno incluse nel documento finale”, ha ammesso Samba.

NTNN