Ischia, il monte Epomeo si sta abbassando: lo dicono i vulcanologi dell’INGV

Vista dal Monte Epomeo

L’Epomeo, il vulcano dell’isola campana di Ischia, si sta abbassando. E la causa è un processo di subsidenza rilevato nella parte centrale dell’isola che si staglia nel golfo di Napoli. A riferirlo sono gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) che hanno verificato l’intensificarsi del fenomeno nel corso delle loro osservazioni degli ultimi giorni.

“Dai dati deformativi rilevati, nella parte centrale dell’isola, è stato riscontrato un processo di subsidenza, ovvero un abbassamento del suolo”, affermano gli scienziati dell’Ingv, l’ente di ricerca guidato del geofisico Enzo Boschi. “Invece – proseguono – non sono evidenti aree in sollevamento, un fenomeno che, se attivo sull’isola, potrebbe indicare una pressurizzazione del sistema vulcanico superficiale”. ”Questo andamento – spiegano – è evidente nei dati delle livellazioni di precisione, dove il fenomeno è accentuato sui percorsi prossimi al rilievo dell’Epomeo nei settori sud e nord dell’isola. E anche le misure Gps confermano tale andamento nei punti centro-occidentali dell’isola, tra cui quello collocato sulla cima dell’Epomeo (Epom), sulla struttura tufacea compatta del monte, lontano dalle numerose zone franose dell’isola, che mostra una velocità media di abbassamento di circa 8.4 mm/anno”.
E l’osservazione dei vulcani campani da parte dell’Ingv non nasce oggi. Il monitoraggio dei vulcani attivi della Campania, come il Vesuvio, i Campi Flegrei ed Ischia, condotto dall’Ingv tramite la Sezione di Napoli ‘Osservatorio Vesuviano’ (Ingv-Ov), è infatti basato da tempo su un sistema di rilevamento multiparametrico, realizzato con una rete permanente di sensori sismici, delle deformazioni del suolo, gravimetrici, termici e geochimici, in grado di trasmettere in modo automatico i dati al centro di Monitoraggio Ingv-Ov. “Questi sistemi – spiegano i ricercatori dell’Ingv – sono affiancati da campagne di misura periodiche che, oltre a completare ed infittire i dati delle reti automatiche, consentono rilievi mirati di fenomeni che necessitano particolari controlli, come nel caso del bradisismo flegreo e delle aree con emissioni fumaroliche ed idrotermali”. L’isola di Ischia, che costituisce un complesso vulcanico attivo e la cui ultima eruzione, a carattere non esplosivo, è avvenuta nel 1302, è controllata in modo automatico e continuo da un rete di stazioni sismiche e da tre stazioni Gps per il rilievo delle deformazioni del suolo. “Periodicamente – continuano gli scienziati dell’Ingv – sono analizzati in laboratorio campioni dei gas emessi dalle aree fumaroliche e, con frequenza mensile, sono rilevati i dati termici tramite telecamera IR in 8 aree dell’isola caratterizzate da temperature più elevate”. E non solo. “Con frequenza biennale – sottolineano ancora – sono effettuate anche misure gravimetriche su una fitta rete di 25 punti di misura, per evidenziare eventuali variazioni nella densità del materiale sottostante l’isola, imputabili alla dinamica del vulcano”. E ancora. Con periodicità maggiore, per un monitoraggio globale e di dettaglio della deformazioni del suolo, l’Ingv effettua campagne di livellazione di precisione su una linea inizialmente istituita ad Ischia dall’Istituto Geografico Militare nel 1913, oggi inserita in un percorso notevolmente ampliato e ristrutturato dall’Osservatorio Vesuviano a partire dal 1987. “Attualmente – riferiscono gli esperti dell’Ingv – la linea di livellazione dell’isola è lunga oltre 100 km, con 257 capisaldi raggruppati in 9 circuiti concatenati”. Sempre per monitoraggio globale delle deformazioni del suolo, oltre alle misure realizzate dalle stazioni permanenti Gps automatiche, dal 1997 l’Ingv-Ov effettua anche il controllo periodico di una serie di capisaldi di misura Gps, attualmente 26 punti distribuiti sull’isola, con campagne di rilevamento successivamente ripetute negli anni 1998, 1999, 2001, 2003 e 2010.
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