Darfur, continuano gli scontri: processo di pace Onu ancora lontano

Il processo di pace in Darfur si trova a vivere un “momento decisivo”: lo ha detto il rappresentante speciale congiunto della missione di pace dell’Unione Africana e delle Nazioni Unite in Darfur (Unamid), Ibrahim Gambari, intervenendo nella notte di fronte al Consiglio di Sicurezza che ha tenuto una riunione a porte aperte dedicata alla situazione del Darfur, regione occidentale sudanese teatro dal febbraio 2003 di un conflitto interno che ha provocato una grave crisi umanitaria e un forte scontro politico internazionale legato a presunte risorse minerarie ed energetiche che si troverebbero in quell’area.

“Davanti ai 15 membri del Consiglio di Sicurezza, Gambari ha spiegato come in queste settimane la crisi del Darfur sia caratterizzata da un lato da un peggioramento della situazione della sicurezza, dall’altro dalle migliori prospettive mai registrate durante i colloqui di pace per arrivare a una soluzione negoziata” – riporta l’agenzia Misna. Sul fronte delle trattative, secondo Gambari, l’ottimismo è giustificato dal grande coinvolgimento della società civile nei colloqui e dal rinnovato impegno del governo nell’affrontare le questioni all’origine della crisi (marginalizzazione politica ed economica della regione, questioni fondiarie, giustizia e riconciliazione).

Sul fronte della sicurezza, invece, le principali preoccupazioni sono legate al “continuo deterioramento della situazione” nelle zone più remote, dove proseguono scontri tra l’esercito ed elementi del Movimento per la giustizia e l’uguaglianza (Jem), il gruppo armato ritiratosi dai negoziati nei mesi scorsi e ancora attivo sul territorio. Gambari ha invitato il Consiglio di Sicurezza a rinnovare gli appelli per un ritorno al tavolo delle trattative in corso a Doha, in Qatar, del Jem e della fazione dell’Esercito di liberazione del Sudan (Sla/m) ancora in armi.

E proprio sul versante dell’insicurezza crescente si concentra un comunicato dell’Associazione popoli minacciati (APM) che sottolinea come dopo sette anni di scontri violenti non accenna a migliorare la situazione nel Sudan occidentale. “Da maggio 2010 ad oggi, in soli 3 mesi, sono morte più di 1.221 persone durante combattimenti nel Darfur. Da febbraio 2010 più di 110.000 persone hanno abbandonato le proprie case e sono fuggite dalle violenze mentre gli scontri impediscono un’adeguata assistenza alla popolazione civile e ai profughi” – riporta APM.

L’Associazione fa appello ai paesi membri del Consiglio di Sicurezza che oggi dovranno decidere sull’approvazione di un nuovo mandato per i Caschi Blu dell’Unamid in Darfur. L’APM chiede che venga innanzitutto garantita la sicurezza della popolazione civile e le truppe non si occupino invece, come chiesto dai paesi arabi, principalmente della ricostruzione del paese. In particolare l’APM chiede che cessi ogni tolleranza per il reiterato ostacolamento del lavoro dell’Unamid e delle organizzazioni umanitarie in generale da parte delle autorità sudanesi.

“Negli scorsi mesi – denuncia APM – le autorità sudanesi hanno sistematicamente impedito ai Caschi Blu di svolgere il loro mandato. I voli ricognitori degli elicotteri Unamid, svolti per predisporre un’efficace tutela della popolazione civile, continuano ad essere impediti con appositi divieti di voli. Tra marzo e giugno 2010 l’Unamid è riuscita a effettuare solo 94 voli mentre sono stati annullati i permessi per più di 90 voli. L’Onu lamenta già da tempo le crescenti restrizioni imposte dalle autorità e infatti, secondo i dati forniti dall’Onu, i divieti di volo imposti dalle autorità sudanesi riguardavano in maggio il 21% dei voli Unamid ma hanno raggiunto in giugno il 77% di tutti i voli.

Nel primo semestre 2010 il numero dei morti in Darfur ha sensibilmente superato il numero delle vittime del 2009, durante il quale morirono nei combattimenti 832 persone.”La popolazione del Darfur è profondamente delusa dall’operato dell’Unamid che però, senza un’attrezzatura tecnica adeguata e sufficienti mezzi finanziari, può difficilmente garantire la tutela della popolazione. A tre anni dall’inizio del mandato, alle truppe Unamid continuano a mancare 4.000 soldati e poliziotti per raggiungere le 25.987 unità decise nel mandato” – conclude APM.

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