Ludovico Einaudi: trionfo del pianista all’Auditorium di Roma con il suo ‘Nightbook’

Roma. Un avvio avvolto dal suono del piano, nel vuoto e nel silenzio. Ludovico Einaudi, accompagnato da cinque musicisti, ha aperto così il suo ultimo appuntamento romano con ‘Nightbook’, presso la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica. Salito sul palco il maestro, che nei prossimi mesi sarà impegnato con il tour tra America e Europa, ha ‘incrinato’ l’equilibrio iniziale con un andamento ritmico sostenuto e sottolineato da un tamburello, che ha fatto da cornice a basso, viola, violoncello e suoni elettronici. L’atmosfera, resa poi tra il freddo e l’impetuoso con una variabile cromatica dal viola al blu, ha saputo creare un coivolgimento emotivo legato come in un filo continuo proprio dal piano del maestro. Einaudi, come d’abitudine, ha creato ambientazioni sonore cercando di legare per quanto possibile più’ brani, come i capitoli di una storia, marchio di ogni sua performance live ancora più vissuto proprio nella creazione dell’ultimo album. Il live e’ una sorta di racconto a tinte lievi, fiocchi di neve o gocce di pioggia, in un’alternanza di passioni vicine e lontane. “Siamo molto contenti – ha dichiarato Ludovico Einaudi salutando il pubblico – è la terza volta che portiamo ‘Nightbook’ all’Auditorium e dopo oltre 80 concerti in giro per il mondo, siamo di nuovo qui”. Un tour che è stato, e che continua, ad essere un successo. Probabilmente proprio per la capacità di Einaudi di tradurre musicalmente le sue idee musicali. ‘Nightbook’ è nato proprio come un percorso dove ogni brano è la sfaccettatura di un prisma, uno sguardo possibile sulle esperienze che appartengono al lato più onirico, più interno di noi stessi, la musica come chiave che apre le porte dei nostri mondi nascosti. A metà serata sono entrati ‘nell’aria’ il suono della chitarra acustica e dello xilofono: l’atmosfera è mutata in verde e il palco è stato così ‘investito’ da un vago senso di nostalgia. Le scale del piano hanno creato un vortice di alternanze, che si e’ poi trasformato in un crescendo in cui e’ tornata di prepotenza l’elettronica. I suoni della notte come un eco profondo del rumore dell’anima, il mutamento ritmico in scena ne e’ la naturale trasposizione. Dopo una prima parte corale, Einaudi e’ poi rimasto solo in scena e mentre il verde e’ tornato blu, l’atmosfera ha ritrovato il suo lato algido, stemperato successivamente dal ‘sottofondo’ elettronico. L’arancio e il ritmo impetuoso che hanno segnato il ritorno in scena dei musicisti, ha creato nell’insieme una sorta di alienazione nel tempo battuto, una scena perfetta a cui anche il rombo dell’aereo sullo sfondo e’ parso più un effetto voluto che un disturbo da sfuggire. L’acclamazione finale, sottolineata da una serie di standing ovation, è stata la perfetta sintesi dell’emozione che Einaudi ancora una volta ha saputo regalare al suo pubblico. Una platea non omogenea, ma proprio per questo ancora più bella, a cui il maestro ha dedicato nel finale ‘Le Onde’, brano che ha accompagnato delicatamente i sogni di una notte (di mezza estate) romana.

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