Medio Oriente senza armi nucleari? Il rifiuto di Israele e l’impegno dell’UE

La disputa sul programma nucleare iraniano ha riproposto il problema della proliferazione delle armi di distruzione di massa in Medio Oriente. Con il processo di pace da tempo in stallo, gli equilibri regionali potrebbero definitivamente saltare qualora Teheran si dotasse di un arsenale nucleare. Il rischio è che si scateni una corsa agli armamenti che potrebbe coinvolgere, oltre a Iran e Israele, anche Arabia Saudita, Egitto, Siria e Turchia, infliggendo un colpo letale al già traballante regime di non-proliferazione.

Proprio per scongiurare un tale scenario, la Conferenza di riesame del trattato di non-proliferazione (Tnp), tenutasi a maggio a New York, ha rilanciato la proposta di costituire una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente. Per la prima volta tutti gli stati partecipanti alla conferenza hanno riconosciuto la necessità di procedere verso quest’obiettivo; una volontà espressa nel documento finale adottato per consenso. Tuttavia, molti restano i punti ancora da chiarire, primo su tutti la disponibilità di Israele a procedere con il disarmo del suo arsenale nucleare.

Lunga marcia

L’idea di costituire una Nuclear Weapons Free Zone (Nwfz) in Medio Oriente non è nuova. La prima proposta fu presentata dall’Iran, con il sostegno dell’Egitto, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite già nel 1974. La bozza di risoluzione fu approvata con 138 voti a favore, nessuno contrario e due astenuti: Israele e Birmania. Successivamente, alla quinquennale Conferenza di riesame del Tnp del 1995, la Nwfz fu inserita nel documento finale, in un’apposita risoluzione sul Medio Oriente che includeva tutte le armi di distruzione di massa (Weapons of Mass Destruction Free Zone – Wmdfz). Da allora, l’iniziativa non ha avuto sviluppi anche a causa dello stallo del processo di pace.

Recentemente però la Wmdfz è tornata di attualità. L’appello del presidente Obama a lavorare per “un mondo libero dalle armi nucleari” espresso nel discorso di Praga dello scorso anno, ha riacceso il dibattito anche sui progetti di disarmo regionale, in particolare su quelli riguardanti il Medio Oriente. Nel documento finale della conferenza di riesame del Tnp del maggio scorso gli stati parte si sono impegnati a organizzare una conferenza nel 2012 per discutere delle misure da intraprendere per il disarmo e la non-proliferazione in Medio Oriente. Allo stato attuale, tuttavia, la Wmdfz appare un obiettivo estremamente difficile da raggiungere dati i molti ostacoli e resistenze politiche da superare.

Ambiguità di Israele

Israele ha sempre considerato la bomba atomica come lo strumento ultimo per garantire la propria sicurezza nazionale nei confronti dei suoi vicini arabi e dell’Iran, di cui teme le capacità offensive. Sebbene Israele non abbia mai ufficialmente ammesso il possesso dell’arma nucleare – si stima che abbia tra le 100-200 testate – la “non-negazione” rappresenta il pilastro della sua politica di deterrenza. Questa nuclear ambiguity è giustificata da diverse ragioni. In primo luogo, una dichiarazione ufficiale sul possesso del nucleare metterebbe in forte imbarazzo gli Stati Uniti, che da una parte sono impegnati nella difesa di Israele (un impegno ribadito sia nella Strategia di sicurezza nazionale pubblicata a maggio, sia nelle dichiarazioni ufficiali successive alla Conferenza di riesame) e dall’altro vogliono preservare il regime di non-proliferazione. In secondo luogo, essa rischierebbe di scatenare una corsa al nucleare tra altri stati mediorientali.

La posizione di Israele riguardo alla Nwfz rispecchia in tutto e per tutto questa impostazione: non è contraria in linea di principio, ma non è disposta a discuterne fintanto che i suoi vicini non riconoscano lo stato ebraico e non rinuncino a dotarsi di armi di distruzione di massa (non solo nucleari, ma anche chimiche e batteriologiche). Il governo israeliano ha preso una posizione netta sul documento finale della Conferenza di riesame del Tnp: Israele non contribuirà all’attuazione della risoluzione sulla Wmdfz, non avendo aderito al trattato.

Dal canto loro, i paesi arabi sarebbero disposti ad avviare trattative sulla Nwfz, ma chiedono che prima Israele entri a far parte del Tnp come stato non nucleare e sottoponga tutti i suoi impianti nucleari al controllo dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea). Un circolo vizioso che Unione europea e Stati Uniti mirano a spezzare.

Coesione europea

L’Ue non si è fatta trovare impreparata davanti alla proposta presentata alla Conferenza di riesame, avendo adottato una posizione comune nella riunione del Consiglio europeo di fine marzo. L’Ue si è quindi presentata alla Conferenza con l’obiettivo, tra gli altri, di richiamare tutti gli stati parte a procedere verso una Wmdfz in Medio Oriente e ad astenersi da ogni azione che ne ostacoli l’attuazione.

L’Ue è da tempo impegnata nel campo della non proliferazione, regionale e non solo. Nel 2003 ha adottato una strategia contro la diffusione delle armi di distruzione di massa. Il disarmo e il contrasto alla proliferazione delle armi di distruzione di massa sono citati anche negli accordi bilaterali dell’Ue, come l’Action Plan con Israele del 2005. A marzo, inoltre, l’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza, la baronessa Catherine Ashton, ha ribadito di fronte alla Lega Araba che un Medio Oriente senza armi nucleari rimane una priorità per l’Ue. La Ashton ha dichiarato che l’Ue si impegnerà immediatamente a dare il proprio contributo per l’attuazione della Risoluzione del 1995 sul Medio Oriente. Il primo passo prevede l’organizzazione nei prossimi mesi di un seminario sulla sicurezza, il disarmo e la non-proliferazione in Medio Oriente – sulla scia di quello già organizzato a Parigi nel giugno del 2008 – per identificare e discutere le iniziative più efficaci per dare concreta attuazione alla risoluzione.

Il futuro della Wmdfz

La realizzazione di una zona priva di armi di distruzione di massa in Medio Oriente rappresenterebbe un passo decisivo verso l’obiettivo di liberare il mondo dalle armi nucleari auspicato da Obama. Che però fino ad oggi non si siano fatti progressi in questa direzione è un chiaro segno delle formidabili difficoltà da superare. La riapertura del negoziato sul conflitto israelo-palestinese e una pace effettiva e duratura sono una condizione essenziale per poter avviare un progetto di disarmo su scala regionale. La Conferenza di riesame ha riacceso un barlume di speranza e Stati Uniti e Ue sembrano intenzionati a cogliere la sfida di trasformare un progetto da molti ritenuto utopistico in un passo decisivo per stabilizzare il regime di non-proliferazione. Ma è essenziale che le iniziative che conducono nel campo della non proliferazione siano accompagnate da un ruolo più incisivo nella gestione dei conflitti regionali.

Edoardo Camilli – AffarInternazionali