P3, Dell’Utri ruolo di preminenza inchiesta eolico, Procura di Roma non convoca Berlusconi

Il senatore Marcello Dell’Utri aveva un ruolo di preminenza nella cosiddetta loggia ‘P3′. E’ quanto ritengono gli investigatori che indagano sul sodalizio che sarebbe stato organizzato da Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. Secondo quanto emerso dall’indagine, Dell’Utri sia per il suo peso politico attuale e passato sarebbe stato soggetto di riferimento di Denis Verdini e di altri personaggi coinvolti nell’inchiesta.Comunque la Procura della Repubblica sta cercando di ricostruire il suo ruolo nella vicenda tenuto presente che allo stato delle cose Dell’Utri tra l’altro non risulta interessato ai progetti dell’eolico in Sardegna. L’unica contestazione che gli viene mossa, come si è detto, è quella di aver violato le disposizioni della legge Anselmi che vieta la costituzione di associazioni segrete. Non è invece indagato per il reato di corruzione.
La Procura di Roma ha, quindi, deciso di non convocare Silvio Berlusconi come testimone in relazione alla vicenda legata alla campagna diffamatoria che sarebbe stata architettata nei riguardi dell’attuale governatore della Campania Stefano Caldoro. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, tale campagna sarebbe stata infatti pensata per contrastare l’elezione di Caldoro e a favorire la candidatura dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino.
Gli inquirenti hanno poi precisato che il nome di “Cesare”, che compare in una informativa dei carabinieri che collaborano all’inchiesta, non si riferisce a Silvio Berlusconi o ad altre persone ben identificate, come era stato ipotizzato da vari quotidiani. Si tratta invece di una indicazione generica riferibile a varie persone non ben identificate.

Da parte sua, il presidente del Senato Renato Schifani invita alla cautela. Un’indagine giudiziaria ”non deve costituire condanna politica”, ha detto durante la cerimonia del Ventaglio. “Ritengo -ha spiegato Schifani- che i magistrati debbano fare la loro parte, debbano lavorare in serenità sia nella fase delle indagini che nella fase dell’accertamento della verità, nel contraddittorio delle parti nella fase dibattimentale. Ma io non me la sento di condividere un’equazione secondo la quale all’indagine debba conseguire la condanna politica- e  ribadisce. Lasciamo che l’indagine faccia parte di un momento processuale iniziale, che non dia luogo a condanne politiche, a processi mediatici o a condanne preventive. Credo nello Stato di diritto e nella presunzione di non colpevolezza”.

Intanto, il plenum del Csm ha accolto le dimissioni di Antonio Martone dall’ordine giudiziario, dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta sull’eolico. All’alto magistrato, avvocato generale in Cassazione, ex presidente dell’Anm e dell’Autorità garante sul diritto di sciopero, secondo quanto si apprende, non è stato conferito il titolo onorifico di procuratore generale aggiunto della Suprema Corte.
Già la quarta commissione di Palazzo dei Marescialli aveva dato giorni fa il suo primo via libera alle dimissioni annunciate dallo stesso magistrato, ma proponendo di conferirgli l’onorificenza. Martone lascia ufficialmente la toga.

Fonte: Adnkronos