Riscaldamento globale, dati Usa e Gb non lasciano dubbi: temperature record negli ultimi dieci anni

    Uno studio condotto dai più autorevoli organismi di ricerca sul clima degli Usa e della Gran Bretagna fornisco “le migliori prove raccolte finora” sull’aumento globale delle temperature a lungo termine, mostrando “chiari e inequivocabili segni” del riscaldamento globale”. Inoltre la Nasa e il Noaa americani hanno riscontrato che nella prima metà del 2010 le temperature sono state le più alte da oltre un secolo.

    Un rapporto del Noaa e del Met Office britannico, che per la prima volta incrocia 11 diversi indicatori, dalle temperature dell’aria e del mare allo scioglimento dei ghiacci, raccolti in periodi che risalgono fino al 1850. Annunciando le pubblicazione dei dati a Londra, Peter Stott, capo della ricerca sui modelli climatici del Met Office, ha detto che nonostante qualche buco su singoli anni, le prove sono incontrovertibili: “quando si seguono questi trend decennali si vedono chiari e inequivocabili segni di un mondo che si riscalda”.

    “E’ un risultato davvero notevole, tutti i dati concordano. E l’evidenza più chiara raccolta in un unico luogo generata da una serie di indici diversi”. Al momento il 1998 è l’anno più caldo mai registrato. I dati combinati sulle temperature di terra e mare del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della Nasa e del National Climatic Data Centre (NCDC) del Noaa dimostrano che il primo semestre di quest’anno è stato il più caldo in assoluto e accreditano la predizione che quest’anno supererà il 1998 per il record del caldo. Nonostante le fluttuazioni annuali i dati usa e britannici mettono in luce chiaramente il trend degli anni 2000, più caldi degli anni’90, che al loro volta sono stati più caldi del decennio precedente, spiega Stott.

    Il Met Office ha pubblicato la lista completa degli indicatori sul riscaldamento globale. Sette di questi sono aumentati negli ultimi decenni, segnalando “un chiaro trend di riscaldamento”, nonostante le fluttuazioni annue. Tra questi le temperature dell’aria al suolo raccolte da sette diversi centri, che indicano tutte la stessa tendenza. Altri sei indicatori in crescita sono le temperature superficiali dei mari, raccolte da sei diversi centri, il calore degli oceani a 700 metri di profondità, con sette distinti set di rilevazione, le temperature dell’aria sugli oceani (cinque centri di rilevamento), la temperatura della troposfera fino a un chilometro di altitudine (sette), l’umidità dell’aria (tre) e il livello degli oceani (sei set di dati). Altri quattro indicatori sono in calo, in coerenza con il riscaldamento globale: la copertura nevosa dell’emisfero settentrionale (due set di dati), la calotta di ghiaccio artica (tre), la massa dei ghiacciai (quattro) e la temperatura della stratosfera. Il raffreddamento di quest’ultima è causata dal declino dell’ozono nella stratosfera, che impedisce l’assorbimento della radiazione ultravioletta. Sono stati lasciati lasciato fuori dall’analisi i dati sul ghiaccio antartico, che aumenta in alcune zone e diminuisce in altre, a causa della riduzione dello strato di ozono che modifica la circolazione del venti e le correnti marine di superficie. Secondo Stott, le cause del riscaldamento globale sono “dominate” di gas serra prodotti dall’attività umana. “E’ possibile che qualche fenomeno amplifichi altri effetti, come la radiazione solare, ma le prove sono così chiare che la possibilità che dipenda da qualcosa a cui non abbiamo pensato sembra affievolirsi”.

    Apcom