Afghanistan, esplosivi dei talebani ricavati da mine anticarro italiane: la denuncia di Emergency

Nella conferenza stampa indetta per annunciare la riapertura dell’ospedale di Lashkar-gah (Afghanistan) la presidente di Emergency, Cecilia Strada, ha fatto notare che nei documenti riservati della Difesa Usa pubblicati dal sito Wikileaks, si spiega che in Afghanistan, molti esplosivi “sono ricavati usando mine anti-carro di produzione italiana e che, almeno in un caso documentato, hanno ferito militari italiani a bordo di un Lince”. Secondo la presidente dell’Ong, la guerra è come “un boomerang, ti si ritorce contro”. “E’ una grottesca ironia – ha sottolineato – che dei ragazzi italiani siano feriti dalle nostre stesse mine”.

Il direttore di Peacereporter, Maso Notarianni, commentando la notizia dei due militari italiani sono morti in Afghanistan uccisi mentre cercavano di disinnescare un ordigno esplosivo collocato ai bordi di una strada, richiama le notizie emerse da Wikileaks e il fatto che “gran parte degli ordigni esplosivi usati dai talebani sono costruiti utilizzando delle mine anticarro di produzione italiana riadattate”. “Nessuno – sottolinea Notarianni – ci dirà mai se questi due ragazzi morti in Afghanistan (e gli altri uccisi negli anni scorsi) siano stati colpiti dal made in Italy. Da quanto si legge, almeno uno dei nostri Lince è stato colpito con mine italiane”.

Sempre nei dossier di Wikileaks vi è un cablo dell’ambasciata Usa dove parla di una ong italiana che ha un ospedale e che è diventata “insufferable” (insopportabile), al governo degli Stati Uniti. “Il cablo è del 2007. E l’Ong italiana è decisamente Emergency” – afferma Notarianni.

L’ospedale di Emergency a Lashkar-gah (Afghanistan) ha riaperto ieri i battenti dopo la chiusura, oltre tre mesi fa, a seguito dell’arresto da parte delle autorità afgane di tre operatori italiani e alcuni addetti locali della Ong che erano stati accusati di aver partecipato a un presunto complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand Goulab Mangal. Dopo una decina di giorni i tre operatori italiani, Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, che erano stati detenuti in una struttura dei servizi di sicurezza afgani, vennero liberati senza alcuna accusa nei loro confronti.

Alla riapertura era presente il fondatore di Emergency, Gino Strada, che in collegamento dall’Afghanistan durante la conferenza stampa dell’associazione ha definito il fatto “una bella giornata”. Un team composto da un chirurgo, due infermieri e un logista internazionali e da 140 afgani, tra personale medico, amministrativo e ausiliario ha ripreso possesso della struttura, ancora sigillata dopo la chiusura avvenuta lo scorso 10 aprile – segnala il comunicato pubblicato sul sito di Emergency.

La nota della Ong italiana segnala che una delegazione di Emergency, guidata da Gino Strada, aveva incontrato lo scorso lunedì il Governatore della regione di Helmand per verificare le possibilità di riapertura. “Nei mesi scorsi, il Governatore aveva vincolato la ripresa delle attività ad alcune condizioni, tra le quali la presenza di militari afgani intorno all’ospedale e il passaggio della gestione dell’ospedale al ministero della Sanità locale” – spiega la nota.

Emergency era stata costretta a rifiutare queste condizioni che erano in evidente contraddizione con il suo mandato. “Abbiamo fatto le nostre richieste al Governatore di Lashkar-gah” – ha detto Gino Strada “tra le quali il libero accesso per tutti i feriti alla struttura e che l’ospedale debba essere rispettato da tutti. Così come deve essere per sua natura: un luogo neutrale dove non si esercita violenza. Abbiamo ribadito che è impensabile che un ospedale sia sotto il controllo di una forza militare e che l’accesso alle cure sia filtrato da qualcuno. Su queste cose il Governatore ha detto che si trova d’accordo. Quindi possiamo ricominciare”.

Il Governatore ha inoltre assicurato che Emergency continuerà a poter condurre in autonomia le attività dell’ospedale, sia dal punto di vista clinico sia dal punto di vista gestionale. Nei giorni scorsi un comunicato di Emergency segnalava di aver riscontrato la disponibilità delle autorità centrali alla riapertura, ma che restavano “inaccettabili le condizioni poste dal Governatore di Lashkar-gah, che vincola la riapertura alla presenza di militari afgani intorno all’ospedale e al passaggio del controllo delle attività dell’ospedale al ministero della Sanità locale”.

Sulla nuova decisione delle autorità locali avrebbero influito le continue sollecitazioni della società civile afgana. “Da quando il Centro di Emergency a Lashkar-gah era stato chiuso, la popolazione locale aveva perso un luogo di cura fondamentale: l’ospedale era infatti l’unica struttura in grado di offrire assistenza chirurgica gratuita e di elevata qualità in tutta la provincia di Helmand” – riporta Emergency. La delegazione di Emergency aveva incontrato nei giorni scorsi il Consiglio provinciale che aveva manifestato gratitudine e stima per il lavoro dell’organizzazione, rinnovandole il suo sostegno.

Un fatto, quest’ultimo, ribadito da Gino Strada in un’intervista all’agenzia di stampa Peacereporter. “La forza determinante è stata la società civile afgana, con la sua struttura, le sue rappresentanze, il Consiglio degli anziani, il rappresentante del villaggio”. “Poi sono convinto – ha aggiunto Strada – che anche l’Onu abbia fatto i propri passi, per esempio con gli inglesi. Ieri abbiamo incontrato l’ambasciatore di Londra che ci diceva che non avevano nulla in contrario alla riapertura. Di tutte le cose dette, poi, bisognerà tenere conto fino a un certo punto; quello che conta è la quotidianità dei rapporti”.

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