Libano, aiuti militari dagli Usa contro guerriglia Hezbollah: 100 milioni di dollari in armamenti

Libano, Beirut

Washington continua a rifornire il Libano di armamenti con finalità anti-Hezbollah. Lo conferma la visita effettuata ad inizio settimana a Beirut da Alexander Vershbow, consigliere per la politica di sicurezza e di difesa nel Vicino Oriente del Segretario di stato Usa Robert Gates.

Un comunicato in lingua araba diffuso dall’ambasciata statunitense nella capitale libanese, riferisce che Vershbow ha assicurato ai suoi interlocutori che il Congresso ha approvato lo stanziamento di altri 100 milioni di dollari in armamenti per l’esercito del Paese dei Cedri, portando così a 500 milioni di dollari gli aiuti per il Libano nel 2010. Washington, in questi ultimi anni, ha donato alle Forze Armate libanesi jeep, blindati, velivoli e armi leggere.

Il consigliere di Gates ha sottolineato che le armi «consentiranno all’esercito (libanese) di impedire a milizie ed organizzazioni di ricorrere alla violenza e mettere a rischio la stabilità delle istituzioni nazionali».

Nel comunicato non viene citata alcuna organizzazione ma appare ugualmente evidente il riferimento alla guerriglia di Hezbollah che Washington ha inserito nell’elenco dei «terroristi». Vershbow ha anche visitato le truppe libanesi nel Libano del sud dove opera l’Unifil, il contingente dell’Onu incaricato di far rispettare la risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza che mise fine all’offensiva militare israeliana del 2006.

Proprio nei giorni scorsi l’esercito libanese ha iniziato a rafforzare la sua presenza nel sud, a poche settimane dalle proteste delle popolazioni locali contro le manovre militari svolte da Unifil. Diverse unità meccanizzate sono arrivate nel settore centrale e in quello occidentale del sud del Libano per consolidare la presenza militare nell’area a sud del fiume Litani. Secondo il giornale «Daily Star» di Beirut, l’obiettivo delle autorità libanesi sarebbe quello dispiegare in totale altri 1.500 soldati nel sud. Questi continui movimenti di truppe, libanesi e internazionali, accrescono i sospetti di coloro che nel Paese dei Cedri vedono in tempi brevi una nuova offensiva militare di Tel Aviv in Libano o, in caso di un attacco dell’aviazione israeliana contro le centrali atomiche iraniane, un «intervento» dell’Unifil (forse con l’appoggio soldati libanesi) volto ad impedire alle popolazioni del Libano del sud di avvicinarsi alla frontiera con Israele.

Altri ancora vedono nell’aiuto militare Usa al Libano e nelle manovre dell’Unifil un «addestramento» volto a contenere le proteste di Hezbollah per l’eventuale incriminazione da parte del Tribunale Speciale per il Libano di militanti del movimento sciita in relazione all’attentato all’ex premier Rafiq Hariri (febbraio 2005).

Hezbollah non resta a guardare e minaccia una ribellione se qualcuno dei suoi membri dovesse essere chiamato in causa dai giudici internazionali. «La resistenza s’impegna a difendere l’onore dei suoi combattenti fino alla fine», ha avvertito Nabil Qawuq, comandante militare del movimento sciita nel sud del Libano che ha definito il Tribunale Speciale per il Libano una «manovra orchestrata dagli americani e dagli israeliani».

Nena News