Obama, 55mila posti di lavoro in Gm e Chrysler

“Queste icone dell’industria americana stanno rinascendo. Gli uomini e le donne di questa fabbrica dimostrano che i cinici avevano torto”. Così Barack Obama, nel discorso che ogni sabato mattina trasmette via radio e, su Internet, in video, è tornato a difendere il suo intervento in favore delle industrie automobilistiche, all’indomani della sua visita agli impianti della Chrysler durante la quale ha incontrato l’ad di Fiat e Chrysler Sergio Marchionne.

“Da quando Gm e Chrysler sono uscite dalla bancarotta la nostra industria automobilistica ha creato 55mila posti di lavoro, il più grande periodo di crescita in oltre 10 anni”, ha detto Obama nel video registrato ieri nell’impianto della Gm di Detroit. “Le vendite si sono riprese e le fabbriche come queste, che non sarebbero esistite se non avessimo agito, sono alla loro massima operatività”, ha aggiunto. Ben diversa era la situazione al suo arrivo alla Casa Bianca, ha ricordato il presidente: “Nei 12 mesi precedenti al mio insiediamento, le fabbriche hanno perso centinaia di migliaia di posti di lavoro, le vendite erano precipitate del 40% – ricorda – e la liquidazione era una possibilità sempre più reale”.

Di fronte alla possibilità di “continuare a dare miliardi dei contribuenti senza nessun vincolo” o “girare la testa dall’altra parte e lasciare le industrie al fallimento e un milione di americani alla disoccupazione”, Obama rivendica di aver scelto “una terza via: abbiamo detto alle industrie che se erano disposte a prendere le decisioni difficili necessari a competere nel 21esimo secolo avremmo fatto un investimento unico” per il loro futuro. Una decisione che non è stata facile, ammette Obama, ricordando come “la gente che ama solo dire no a Washington” continuasse a definire il suo un “investimento fallimentare”: “Se questa gente avesse avuto la meglio, questa fabbrica ora non esisterebbe”, ha affermato Obama con un chiaro riferimento ai repubblicani che, in conclusione del discorso, attacca per la loro opposizione al passaggio della legge che garantisce sgravi fiscali e prestiti agevolati alle piccole imprese. “Chiedo ai leader del Senato di smettere di tenere le piccole imprese ostaggio della loro politica e di permettere un voto veloce della misura”, ha detto.