Calcio, parla Ulivieri: con Baggio e Rivera l’Italia tornerà d’oro

ROMA, 3 AGO – «Baggio non l’ho scelto, nè tanto meno ho intenzione di gestirlo. Mi sono limitato a contattarlo e poi ho passato la palla al presidente federale Abete. Io non gestirò nessuno, così come non mi faccio gestire, visto che non voglio padroni. Per me è meglio non esserlo, di nessuno». Renzo Ulivieri, da buon toscano verace, parla senza peli sulla lingua e commenta così l’ingresso di Roberto Baggio in federcalcio, alla presidenza del Settore Tecnico, scelta che da lui sarebbe stata consigliata, e poi fortemente appoggiata, nonostante i due si siano ‘beccatì spesso ai tempi (era la stagione 1997-1998) in cui erano rispettivamente l’allenatore e la stella del Bologna. La realtà secondo Ulivieri, che è presidente dell’associazione italiana allenatori e quindi anche membro del Consiglio della Figc, è che c’è un calcio da ricostruire «con una miscela fra uomini d’ufficio ed altri di campo, perchè gli uno o gli altri da soli non servono. Per ottenere risultati bisogna mescolare questi due tipi di persone». Questa dovrebbe quindi essere la formula giusta per ridare vigore ad un movimento, quello 4 volte campione del mondo, uscito con la ossa rotte dal Mondiale sudafricano. Ma cosa farà esattamente Baggio come presidente del Settore Tecnico? «Va lì, ha le strutture federali, e se vuole le adopera – spiega Ulivieri -. Ci sono anch’io che, se mi chiama, gli do una mano perle cose che lui riterrà opportuno. Però accanto a Baggio non c’è nessuno perchè, tanto per essere chiari, non ha bisogno di tutori». Non ne avranno anche altri due campioni del passato, entrambi ex milanisti e vice-campioni del mondo (rispettivamente nel 1970 e nel 1994), del calibro dell’attuale vicepresidente federale Demetrio Albertini, che diventa anche presidente del Club Italia, e di Gianni Rivera, futuro responsabile del settore tecnico giovanile e scolastico (proprio oggi ha fatto sapere che «non vado in Figc a fare la comparsa»). «Albertini era già vicepresidente federale – commenta Ulivieri – e continuerà a fare bene. Rivera non so se accetterà e a che punto sia il discorso. Però come personaggio del mondo del calcio credo sia il meglio che ci possa essere». Anche loro dovranno contribuire per dare la sterzata, e trovare il modo per far guadagnare spazio e nuove ribalte ai giovani calciatori italiani. Ma come si può fare? E davvero, per Ulivieri, in Italia è così difficile giocare in prima squadra per i ragazzi del vivaio? «Bisogna ricostruire, la base va allargata – risponde -. E poi lavorare sulla qualità, con un miglioramento degli istruttori, tema su cui la federazione ha intenzione di spingere». Ma forse non sarebbe il caso di mettere anche in serie B, come chiesto da alcuni settori del mondo del calcio, una regola con quote-giovani obbligatorie per ogni squadra? «Non sono tanto d’accordo – dice il presidente degli allenatori – ma le società dovranno fare una riflessione di questo genere perchè sarà una scelta conveniente. Però sul far giocare uno per obbligo non sono d’accordo». «A volte succede che i grandi club prestano in serie B i loro giovani – conclude Ulivieri – che poi però nelle loro nuove squadre non giocano. Forse accade semplicemente perchè questi ragazzi non erano ancora pronti, cerchiamo quindi di migliorarli».

Ansa