Fabrizio Corona: il Pm lo vuole processare per bancarotta fraudolenta. Nei guai anche Lele Mora, accusato di evasione fiscale

Milano – «Ho pronta una via di fuga», ha detto Fabrizio Corona in una recente intervista a Panorama. Bene, converrà che la via di fuga ci sia davvero: perché ieri all’ex «re del gossip» la Guardia di finanza di Milano consegna l’annuncio che la situazione si sta facendo davvero pesante. Il pubblico ministero Eugenio Fusco gli fa sapere di avere chiuso le indagini sul fallimento della Corona’s, la sua creatura, la società che per anni ha dominato il mercato del pettegolezzo fotografico in Italia. Bancarotta fraudolenta aggravata. Un reato per il quale la legge fallimentare prevede fino a quindici anni di carcere. E se si pensa che finora il giovanotto ha accumulato già, tra una faccenda e l’altra, dieci anni e mezzo di carcere… Insomma, una via di fuga bisognerà trovarla, in qualche modo.
Scapperà dall’Italia, come aveva peraltro già annunciato dopo la prima condanna per Vallettopoli? Abbandonerà il paese che, dopo avere messo in carcere lui, sta maltrattando la sua ex Belen Rodriguez per due fiutate di cocaina? «Io penso – dice Giuseppe Lucibello, il suo difensore – che la via d’uscita la troveremo senza bisogno di scappare. In appello per Vallettopoli, Corona verrà assolto. Per le altre cose minori c’è la condizionale. E di questa accusa di bancarotta Fabrizio è innocente. La Corona’s non è fallita perché lui volesse farla fallire ma perché gli è stato impedito di mandarla avanti, quando la procura di Potenza lo ha messo in carcere per delle accuse da cui è stato assolto. È lì che è iniziato tutto».
Nell’atto di chiusura delle indagini, in realtà si scopre qualche dettaglio di cui sembra difficile dare la colpa ai giudici di Potenza. Secondo l’accusa, Corona avrebbe fatto sparire dai conti della Corona’s la bellezza di sei milioni di euro. La fetta più grossa, quasi quattro milioni e 300 mila euro, col più rozzo dei sistemi: delle fatture false pagate ad una società di compari, i genovesi Marcello Silvestri e Ettore Fanti, che poi gli avrebbero restituito in contanti i quattrini. Ma c’è anche una storia più «gialla», quella del vero tesoro di Corona: non quattrini ma fotografie, l’archivio fotografico dell’agenzia, che risulta venduto per 274 mila euro alla Fenice, la nuova società di Fabrizio, ma di cui non c’è più traccia. Anche se Lucibello, senza perdersi in dettagli, dice che il giacimento di scatti non è affatto smarrito: «Abbiamo detto alla Procura che siamo pronti a metterlo a disposizione». Ma dove siano quelle foto, quel campionario di baci rubati o recitati che farebbe la gioia di molti direttori di giornale, per adesso il legale di Corona non lo dice.
E poi l’ultima accusa: teneva male i conti. E qui davvero si misura fino in fondo la distanza tra il personaggio Corona e l’insopprimibile banalità della giustizia. Di qua c’è uno che si autoproclama un «cattivo ragazzo», e che magari cattivo in realtà non è, ma alle regole per qualche strano motivo mentale non riesce a starci. Di là c’è lo Stato, che giustamente pretende da lui come da chiunque altro il rispetto di quelle regole, e che oggi lo accusa di avere tenuto i libri contabili nel caos più totale, «in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari, sia prima che dopo il fallimento». E anche questa diventa un’aggravante che contribuirà ad alzare il conto, quando anche questo processo – lentamente ma inesorabilmente – arriverà al traguardo.

Nella stessa inchiesta chiusa ieri a carico di Corona, compare un altro nome di cui si è parlato parecchio in questi giorni, a cotè del decreto di sequestro delle discoteche milanesi: quello di Lele Mora, agente di vip ed aspiranti tali, per anni mentore di Corona. Anche Mora ha visto fallire la sua società, la Lm Management, e anche lui ora è accusato di avere partecipato al valzer della fatture false, per sottrarre al fisco più di quattro milioni. Ma Mora e Corona sono personaggi diversi. E c’è da giurare che quando Corona avrà già imboccato da un pezzo la sua «via di fuga», Mora sarà ancora al suo posto, a dettare legge sul rutilante mondo dello show.

 Il Giornale.it