Marea nera, chiuso il pozzo grazie all’operazione “Static Kill”

L’operazione ”Static Kill” ha avuto successo e il pozzo sottomarino Macondo, all’origine della marea nera nel Golfo del Messico, e’ stato chiuso. Lo ha dichiarato la Bp.

“La pressione del pozzo al momento è stata contenuta dalla pressione idrostatica dei fanghi iniettati, ciò che era l’obiettivo dell’operazione ‘Static Kill'”, ha dichiarato la Bp in un comunicato. “Il pozzo viene sorvegliato, secondo la procedura, per assicurare che la pressione resti stabile”, scrive la Bp, aggiungendo che “in base ai risultati di questo monitoraggio si capirà se saranno necessarie nuove iniezioni di fango o meno”. Bp scrive anche che la collaborazione con l’ammiraglio Thad Allen, responsabile del coordinamento delle operazioni nel Golfo del Messico per il governo Usa, continuerà “per determinare la prossima tappa (di Static Kill), quando decideremo se iniettare del cemento nel pozzo attraverso la stessa condotta”.

WASHINGTON – Con un test, definito “cruciale”, partita l’operazione “Static Kill’ con cui la Bp intende chiudere permanentemente il pozzo sottomarino Macondo, responsabile della marea nera che in 105 giorni è stata quantificata in 4,9 milioni di barili di petrolio riversati in mare. Il test, ricorda il vicepresidente di Bp, Kent Wells, citato dal sito della Cnn, è stato ritardato di un giorno a causa di un “problema idraulico” e consiste nell’iniettare nel pozzo come prova modeste quantità di greggio – dapprima un barile al minuto, poi due, poi tre – per verificare se questo ritorna nel giacimento. Un test preliminare, spiega Wells, per verificare la fattibilità della fase successiva, che consisterà nell’iniettare nel pozzo grossi quantitativi di fango e poi di cemento per spingere giù il petrolio e poi sigillarlo. “Nelle fasi preparatorie finali – dice Wells – del test, una piccola perdita idraulica è stata rilevata nel sistema di controllo del materiale da iniettare”. “Possiamo anticipare che il test di iniezione e, se possibile, la stessa chiusura del pozzo si svolgeranno martedì”, ha annunciato Bp in un breve comunicato emesso ieri subito dopo la chiusura dei mercati Usa.

La marea nera che ha avvelenato il Golfo del Messico è il più grave disastro ecologico di sempre per quanto riguarda le fughe di petrolio: quasi 5 milioni di barili di greggio sono finiti in mare dal 20 aprile ad oggi.

Questa la stima ufficiale comunicata dalle autorità americane in accordo con BP, e che fornisce il quadro esatto di un’emergenza lunga ormai 106 giorni. Circa 4,9 milioni di barili di petrolio corrispondono a 780 milioni di litri, dei quali sono stati recuperati 127 milioni (800 mila barili). Il resto è andato disperso nelle acque calde del Golfo, oppure è stato “sciolto” dagli oltre 7 milioni di litri di solventi a suo tempo rovesciati sulla gigantesca macchia nera, e che secondo gli ambientalisti hanno fatto più danni che benefici. L’entità del disastro non ha precedenti secondo i dati forniti dalle autorità Usa.

La più grave perdita in qualche modo paragonabile a quella provocata dall’incidente alla Deppwater Horizon risale al 1979, quando dalla piattaforma Ixtoc fuoriuscirono nella Baia di Campeche, in Messico, 3,3 milioni di barili di petrolio. L’altro disastro relativamente recente, quello della Exxon Valdez del 1989, si è fermato a 41 milioni di litri di petrolio dispersi in mare. “Non abbiamo mai avuto nella storia un disastro di queste proporzioni” ha detto Ian R. MacDonald, professore di Oceanografia presso la Florida Sate University. “Temo che nell’ecosistema continueremo a pagare le conseguenze di questo disastro per il resto della nostra vita”.

Il team di scienziati e ingegneri federali voluto dalla Casa Bianca per affiancare l’unità di crisi predisposta da BP ha valutato che dal 20 aprile, giorno dell’incidente, al 15 luglio, giorno in cui è stato messo il’tappò al pozzo Macondo, 53 mila barili di petrolio al giorno si sono riversati in mare. Una cifra che – hanno precisato – ha un margine di errore del 10 per cento, ma non di più. Ben lontana, dunque, e ben più grave della stima inizialmente fornita da BP, che in un primo tempo parlò di perdite giornaliere contenute tra i 1.000 e i 5.000 barili quotidiani. Oggi avrà inizio l’operazione ‘Static Kill’, l’intervento di ingegneria messo a punto da BP per chiudere definitivamente il pozzo. Da quando quel petrolio ha cominciato a fuoriuscire, sono passati 106 giorni.

Ansa