P3, Caliendo: La Camera respinge la mozione di sfiducia

La Camera ha respinto la mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Presenti 603 deputati, 75 gli astenuti, 229 i favorevoli, 299 i contrari. Il quorum necessario era 265.

Nel suo intervento in Aula, il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha rimarcato che “sui principi non ci si può astenere”. Per il Guardasigilli, infatti, “questo Parlamento oggi non vota solo sul sottosegretario Caliendo, vota su un principio: il principio di non colpevolezza, la possibilità di individuare un punto di equilibrio tra il principio di non colpevolezza e il grande principio di legalità”. La mozione, sulla quale Alfano ha espresso parere contrario, ”c’è perché c’è l’inchiesta”. “Non posso occuparmi del merito di questa indagine – ha poi aggiunto -. Ho ascoltato però con attenzione quanto ha detto l’onorevole Contento poc’anzi e credo che con efficacia abbia voluto affermare che non c’è niente, non c’è niente, non c’è niente e che financo la P3 sia probabilmente frutto di una costruzione di taluni pm e di una certa sinistra che accusa in base a quella costruzione”. Noi, ha proseguito, crediamo che il ”garantismo non si applica sempre e comunque, perché noi non riteniamo che il garantismo equivalga a impunità”.
Annunciando il voto a favore della sfiducia, il leader Idv Antonio Di Pietro ha replicato al Guardasigilli: “Noi abbiamo presentato la mozione prima che fosse indagato. Le ragioni della mozione sono politiche”. ”Noi – ha aggiunto il leader Idv – non chiediamo solo le dimissioni di Caliendo ma anche che premier Berlusconi faccia al più presto le valigie”. Quindi, conclude, “sfiduciare Caliendo oggi per sfiduciare l’intero governo domani”.
Per Dario Franceschini (Pd), “la politica non può attendere l’accertamento delle responsabilità penali” e quando si determina una situazione come quella che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia “in un qualsiasi Paese normale ci si dimette subito”.

Come annunciato si astengono centristi e finiani. ”Non decapitiamo gli uomini per qualche manciata di voti in più”, ha detto Pier Ferdinando Casini, in aula alla Camera. ”Chi rappresenta il governo del paese – ha però aggiunto – dovrebbe astenersi dal frequentare piccoli intrallazzatori o pluricondannati faccendieri”.

Anche Fli contesta a Caliendo ”una grave imprudenza e un’eccessiva confidenza con personaggi che non meritavano né ascolto né credito”. Per Benedetto Della Vedova, “tocca al presidente del Consiglio, al ministro della Giustizia, ma innanzi tutto al sottosegretario Caliendo valutare serenamente se una sospensione delle sue deleghe fino al chiarimento definitivo della sua posizione non sarebbe la cosa migliore da fare”.

Voto contrario di Pdl e Lega. La mozione, per il Carroccio, è solo ”un pretesto per un attacco al governo. E’ una mozione strumentale per far mostrare ad alcuni deputati il proprio malumore. Vogliono impedire il prosieguo dell’azione di governo. Noi andiamo avanti”, ha detto Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega Nord alla Camera.

Fabrizio Cicchitto, nel proclamare “un no alto e forte” alla mozione di sfiducia, concentra il suo intervento contro “il network della sorveglianza” e la pratica dello “sputtanamento personale per voyeur” messo in atto dalla “deriva giustizialista” dell’opposizione. “Non daremo lo scalpo di Caliendo che e’ innocente a Di Pietro e i suoi seguaci del Pd“, ha concluso.

Sull’ipotesi di un terzo polo ironizza il leader leghista Umberto Bossi. “Mi sembra che qualcuno si farà male e senza avere risultati. Non avrà nessun vantaggio”. ”Mi sembra che qualcuno – ha proseguito parlando con i cronisti il leader della Lega – voglia farsi male da solo”. E non sarà l’esecutivo. “Il governo non cade”, ha detto il Senatur.

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