L’AQUILA / Legambiente denuncia, “La città libera dalle macerie? Si, ma nel 2079”

L’AQUILA – “Procedendo al ritmo attuale, serviranno ancora 69 anni per eliminare i cumuli di macerie che giacciono sulle strade dei comuni terremotati d’Abruzzo“. E’ questa la provocazione con cui Legambiente nel dossier ‘Macerie, anno zero’ denuncia “lo stallo nella ricostruzione” a diciotto mesi dal sisma che ha colpito L’Aquila e altri 56 centri abruzzesi. Nello studio, presentato questa mattina all’Aquila da Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, e Tito Cuoghi, responsabile relazioni esterne Anpar si analizza la situazione, “mettendo a fuoco ruoli e responsabilità, sottolineando errori e omissioni”, ma si indicano anche soluzioni per liberare le strade dai detriti e avviare la fase di ricostruzione. Ad oggi “il territorio aquilano è ancora paralizzato, sommerso da macerie che hanno trasformato i centri storici in veri e propri depositi di stoccaggio”, denunciano gli ambientalisti.

In un contesto di “indecisioni, ritardi, rimpalli di responsabilità”, dal dossier emerge “la macchina pubblica in tutta la sua inadeguatezza, a cominciare dall’azione più semplice, cioè la valutazione delle macerie prodotte dai crolli nella notte del 6 aprile 2009 e dalle demolizioni controllate degli edifici pericolanti”. “Rimuovere le macerie dalle strade e dalle piazze dell’Aquila e di tutti gli altri comuni del cratere è il primo atto concreto di una vera ricostruzione. Anche per queste ragioni i ritardi fin qui accumulati, il continuo rimpallo di responsabilità, l’assenza di procedure e persino di stime certe sulle macerie da rimuovere sono semplicemente ingiustificabili– dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente- si tratta di cambiare subito marcia, di fare tesoro delle esperienze migliori, di concentrare attenzione e risorse sulle priorità effettive. Legambiente, in questo contesto, intende dare il suo contributo concreto, come ha sempre fatto sino dalle ore immediatamente successive al drammatico sisma del 6 aprile 2008, attraverso l’impegno dei propri volontari che prosegue ancora oggi”.

Per Legambiente nella fase post terremoto “è fondamentale l’avvio al riciclo dei materiali contenuti nelle macerie, a cominciare dagli inerti che ne sono la parte più consistente”. La produzione e l’utilizzo di materiale edile da riciclo “è peraltro un’attività prevista dalla legge 203/2003, che obbliga all’impiego negli appalti pubblici del 30% di materiali riciclati (che la circolare n.5205 del 15 luglio 2005 ha esteso al settore edile)”. Una legge dello Stato in vigore da sette anni “che risulta totalmente disapplicata, e non solo in Abruzzo”.

Secondo l’Anpar (Associazione nazionale produttori aggregati riciclati), “un impianto di taglia medio-grande può trattare fino a 250 mila tonnellate di inerti all’anno”. Potenzialmente, “una decina di impianti dislocati nel territorio della provincia dell’Aquila potrebbero lavorare in circa due anni tutti gli inerti derivanti dalle macerie del terremoto, producendo oltre 4 milioni di tonnellate di aggregato riciclato”. La realizzazione di questi impianti “darebbe un forte impulso a un’imprenditoria tecnologicamente avanzata e innovativa; ridurrebbe la necessità di discariche o altri siti di smaltimento e renderebbe disponibile materiale riciclato di qualità per gli interventi di ricostruzione. Ma soprattutto eviterebbe il ricorso massiccio a nuove cavazioni di materiale vergine in una regione dove l’attività estrattiva è tra le più alte d’Italia, ma non esiste un Piano cave che la regolamenti”.

Agenzia Dire