MAURIZIO NICHETTI / Cinema, il regista dichiara: “Adoro il cinema americano”

L'attore e regista Maurizio Nichetti

MAURIZIO NICHETTI – Regista, attore e sceneggiatore, Maurizio Nichetti è un artista sofisticato e popolare allo stesso tempo. A Tgcom racconta di preferire il cinema americano che mira a divertire il pubblico, rispetto a quello europeo, con pretese intellettuali. Nella sua lunga carriera, iniziata con Ratataplan nel 1979, non sono mancate le incursioni nel surrealismo e l’ispirazione nei maestri del cinema muto.

Del suo modo di fare cinema dice: “A me è sempre piaciuto un cinema che mi aiutasse a rappresentare il fantastico, l’immaginario, i sogni. La realtà è sempre davanti agli occhi”. Oltre al cinema, si dedica a fiction tv e cartoni animati, in passato ha girato anche alcuni spot. La sua ultima apparizione in ordine di tempo, un cameo di lusso in Somewhere, il film di Sofia Coppola, vincitore del Leone d’oro a Venezia.

Com’è nata la collaborazione con Sofia Coppola?
“Credo che mia abbia fatto un piacere personale (ride, ndr). Cercava un regista italiano, io avevo vinto il telegatto con Quo Vadis e la conoscevo perché ci eravamo incrociati in un festival americano quando era molto piccola”

Il paragone che le sta stretto, invece?
“Tutti. Spesso vengo accostato a Buster Keaton, a Charlie Chaplin o a Woody Allen. Io ho cercato semplicemente di rappresentare il mio mondo. In America mi dicevano: “Woody Allen? È tutta un’altra cosa!” volendo sottolineare il mio ruolo più autoriale. Spesso per avere soddisfazione bisogna uscire fuori dall’Italia”

Vede degli eredi del suo modo di fare film?
“No, ci sono dei comici che preferisco come Aldo, Giovanni e Giacomo e Checco Zalone. Meno tutti gli altri”

Ha detto di avere l’intenzione di fare il seguito di Volere Volare di avere difficoltà nel trovare i finanziamenti…
“Ho nel cassetto una sceneggiatura da circa sei anni e non ho trovato una produzione. Ma sono progetti complessi, c’è ancora tempo”

Un’anticipazione?
Volere Volare era la storia di un innamoramento. Nel sequel vorrei parlare di una maternità. È una storia forte”

Ratataplan è stato realizzato con cento milioni di lire e ha incassato sei miliardi. È possibile adesso replicare un successo simile con un budget così basso?
“Adesso è più difficile per un outsider avere un successo di pubblico. Ratataplan era uscito con una copia ma è rimasto in programmazione al cinema Mignon di Milano per otto mesi. Adesso si rimane meno in sala e avere più copie è importante. Quindi il successo viene “costruito a tavolino” perché predeterminato dalle copie che la casa di produzione mette in circolazione”

Ha dichiarato che il complimento più bello che ha ricevuto è stato di Jacques Tati. Le ha detto “Hai un bel gioco di gambe” perché, secondo lui, un comico “se sta fermo è televisivo, se è in continuo movimento è da cinema”. In cosa si sente più affine all’attore e sceneggiatore francese?
“In molto più di quanto io stesso immaginassi. Prima di Ratataplan avevo visto soltanto un suo film. A sorpresa, più tardi ho scoperto che in Mon oncle c’è una casa molto simile a quella di Ratataplan

È stato ospite di ANIMAV, il festival del cinema di animazione: dove vanno i cartoni made in Italy?
“Verso la strada della serialità televisiva. È più difficile realizzare un lungometraggio con effetti speciali o grafica  3D perché non ci si può permettere investimenti così cospicui per un prodotto unico”

In Dottor clown sembra rifugiarsi nei canoni classici della fiction…
“In televisione non ho la velleità di fare le cose a modo mio.”

Ha girato anche numerosi spot.
“Sì, molti, tra cui la prima serie della Sip con il ritornello: “Mi ami ma quanto mi ami?” Forse il più divertente è stato quello di una candeggina con Angela Finocchiaro. È stato il suo primo spot, un anno dopo ha cominciato a fare la parodia delle pubblicità per la Tv delle ragazze e si è fatta conoscere al grande pubblico”.

Ha confessato l’interesse per il 3D e l’aspirazione di fare un film usando questa tecnologia.
“Penso sia una nuova dimensione da scoprire. Non è necessario fare Avatar per utilizzare questa tecnica. Il 3D può essere impiegato anche in un piccolo film e diventare un linguaggio di scrittura molto originale ”

Se domani la chiamassero per lavorare alla Pixar ci andrebbe?
“Sì, subito. Dopo Volere Volare ero stato contattato da alcune case di produzione americane e avevo declinato l’invito. Col senno di poi ci ho ripensato.”

C’è dell’esterofilia nelle sue parole?
“Gli americani hanno sempre considerato il cinema un linguaggio spettacolare per divertire mentre gli europei lo concepiscono come una forma artistica utile a veicolare un messaggio. Io la penso come Groucho Marx: “Se vuoi mandare un messaggio spedisci un telegramma”.

Fonte: tgcom