AFGHANISTAN / Exit strategy, il governo italiano riflette sul ritiro delle truppe. La Russa: “Servono bombe sugli aerei”

AFGHANISTAN – Il cordoglio del mondo politico per i quattro alpini uccisi nell’ennesimo attacco in Afghanistan è stato unanime. A cominciare da quello espresso ai familiari delle vittime dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, però, chiede il rientro delle nostre truppe entro il 2011. “È giusto che entro la data prevista, il 2011 – spiega il ministro – il ritiro nei nostri militari diventi un fatto concreto, non solo un annuncio”. La Russa rivela che il convoglio dei nostri soldati “era già stato attaccato il giorno prima”, si augura che “il seme della concordia possa germogliare più facilmente nel ricordo e nell’omaggio di chi ha dato la vita per la patria e per la pace”, ma, pur definendo “sciacallaggio” quello di chi oggi chiede il ritiro immediato delle nostre truppe, pone il problema di verificare se sono necessarie altre misure. Fino a ipotizzare di dotare gli aerei di bombe. “È una cosa ai limiti della compatibilità perché si possono infliggere perdite civili – spiega il ministro – Ascolterò la valutazione delle commissioni”. La Russa precisa che “la zona dell’attentato si trovava in precedenza sotto il controllo italiano, poi era passata sotto il comando di forze americane e recentemente è stata restituita all’Italia. Ci si aspettava la pericolosità del territorio, ma ora ci vuole un approfondimento. I soldati americani erano il doppio rispetto ai nostri”.
Anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani invita il governo a riflettere: “È ora che l’Italia chieda una vera puntualizzazione della strategia. Bisogna riflettere con gli alleati su cosa voglia dire questa famosa nuova fase, essendo chiaro che non si può agire fuori dal contesto delle alleanze”.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini non sembra avere dubbi: in Afghanistan si va avanti. “La missione – dice – è fondamentale per la nostra sicurezza”. Anche se poi assicura che l’Italia “è impegnata perché si possa accelerare la nuova fase di transizione della strategia internazionale in Afghanistan”.
Mentre dalla Russia, il premier Silvio Berlusconi aggiunge: “Stiamo lavorando per consegnare il controllo della situazione alle truppe afgane. Speriamo non sia lontano il tempo in cui la terra afgana avrà la pace”.
Dall’opposizione, invece, il segretario Udc, Lorenzo Cesa avverte: “La missione in Afghanistan è importante e rischiosa. È arrivato il momento di tornare ad occuparsene, rimettendola al centro dell’agenda politica”.
Il leader dell’Api, Francesco Rutelli ricorda che “il parlamento ha confermato poche settimane fa il valore e il dovere della nostra presenza militare in Afghanistan. È una scelta che non può essere messa in discussione che, certo, può essere resa più efficace, ma che non può soggiacere alla intimidazione e alla violenza dei gruppi terroristici e dei nemici della libertà dell’Afghanistan”.
Di tutt’altro avviso il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che spara a zero sul governo e chiede il ritiro immediato della nostra missione. “Sono stati troppi i silenzi su questa guerra – denuncia – Adesso basta. Il governo si assuma le sue responsabilità e richiami immediatamente il nostro contingente. La missione che avrebbe dovuto essere di pace ha cambiato i suoi connotati, trasformandosi in missione di guerra. Non ha più senso né logica rimanere in Aghanistan in queste condizioni. Una posizione condivisa da Sinistra ecologia e libertà: “Il ritiro dei soldati italiani – osserva il coordinatore della segreteria Claudio Fava – è una scelta urgente di buon senso. Perché quella di Farah è una strage annunciata”. Della stessa opinione il Pdci Oliviero Diliberto: “Ad ogni morto in Afghanistan si ripete una stanca e indecente litania. Tutti danno la solidarietà alle famiglie e si sentono addolorati. Tutti si consolano perché lì i nostri ragazzi stanno compiendo una missione di pace, ma non è vero. Non c’è nessuna missione di pace in Afghanistan”. 

Fonte: Repubblica.it