Africa

martedì, novembre 16th, 2010

Sahara Occidentale, scontri fra indipendentisti e polizia marocchina: Fronte Polisario chiede inchiesta ONU

sahara occidentale 300x224 Sahara Occidentale, scontri fra indipendentisti e polizia marocchina: Fronte Polisario chiede inchiesta ONUSCONTRI IN SAHARA OCCIDENTALE – Che succede in Western Sahara? Mentre a New York si aprivano gli ennesimi negoziati sotto l’egida dell’Onu per tentare di sciogliere la delicata controversia o occupazione, a seconda dei punti di vista, tra marocchini e saharawi sul possesso del Sahara Occidentale, invaso dal Marocco nel 1975, la polizia marocchina ha dato l’assalto ad un accampamento saharawi alle porte della città occupata di Laayoune, considerata la capitale dell’ex colonia spagnola.

Anche se è ancora impossibile avere un bilancio realistico delle violenze per la volontaria chiusura ai media dell’area, per il “Governo” Saharawi, il Fronte Polisario (Fronte di Liberazione Popolare di Saguia el Hamra e del Río de Oro) si parla di 19 morti e 723 feriti, mentre le autorità di Rabat denunciano solo la morte di 10 agenti marocchini. Numeri confermati e rilanciati dall’associazione El Ouali di Bologna e dall’Osservatorio Internazionale per i Diritti (Ossin).

“Un massacro inaspettato – ci spiega al telefono Giordano Molinazzi dell’associazione El Ouali – attorno ad una protesta che, nata il 10 ottobre con la partecipazione spontanea di 20 mila saharawi, tra cui anziani, donne e bambini, si era mantenuta nei pacifici confini del ribattezzato accampamento della dignità circondato da un piccolo muro e da rigidi controlli della polizia marocchina”.

“A Gdeim Izik non c’erano armi, ma solo le 8.000 tende di chi si è impegnato a protestare in modo non violento per i diritti umani, civili e politici dei saharawi, in quella che è la più clamorosa protesta dal 1975, anno in cui il Regno di Marocco ha occupato militarmente il territorio saharawi”, territorio guarda a caso ricco di fosfati e con le acque tra le più pescose d’Africa.

Oltre a morti e feriti le improvvise operazioni di sgombero del campo, “fatte con elicotteri, camion, idranti e proiettili veri”, hanno portato nei giorni successivi “alla scomparsa di circa 150 attivisti per i diritti umani, un numero ancora imprecisato di arresti e nonostante il coprifuoco ad una caccia al saharawi da parte della popolazione marocchina di Laayoune con ritorsioni su case, macchine bruciate, saccheggi e non ancora confermate – puntualizza Molinazzo – anche delle possibili violenze sessuali”.

Appare così sempre più lontana una soluzione alla questione del Sahara Occidentale, bloccata ormai da 35 anni, da quando, nel 1975, l’ex colonia spagnola venne occupata dal Marocco, costringendo più di 150 mila saharawi a rifugiarsi nel deserto algerino isolati da un muro di mine e sassi e ai restanti l’imposizione dello stato marocchino tutt’altro che “attento” ai diritti umani della minoranza di origine berbera.

Mohammed Abdelaziz, presidente di quella Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd), riconosciuta dall’Unione Africana, ma non dalle Nazioni Unite, intervenendo alla Conferenza dei Comitati a sostegno del popolo Sahrawi (Eucoco) conclusasi il 31 ottobre scorso a Parigi, non ha esitato a denunciare l’esistenza di importanti accordi economici che spingerebbero diversi paesi dell’UE a rallentare gli interventi atti a porre fine al conflitto. Il presidente ha puntato il dito soprattutto verso la Francia, accusandola di essersi troppe volte allineata alle tesi del Marocco a scapito della legalità internazionale.

 A tal proposito il presidente saharawi ha dichiarato: “L’Unione Europea e la Francia non stanno mostrando nel conflitto tra il Marocco e il Fronte Polisario atteggiamenti di imparzialità, e gli accordi di partenariato sulla pesca tra UE e Marocco ne sono la dimostrazione”.

Il 30 luglio, in occasione dell’undicesimo anniversario della sua incoronazione, il Re marocchino Mohamed VI è tornato a sottolineare l’importanza della coesione nazionale ed ha rilanciato la sua idea di “regionalizzazione avanzata” che sarebbe la soluzione della disputa sui territori sahrawi occupati, una prospettiva di autonomia che però non soddisfa la gran parte del popolo del deserto.

Il Polisario, infatti, reclama quel referendum “unica soluzione per permettere al popolo saharawi di decidere liberamente del proprio futuro”. I saharawi, appoggiati da Algeri, hanno continuano a battersi chiedendo la via diplomatica dagli accordi di pace del 1991, ma poche settimane fa hanno minacciato di riprendere le armi in caso di un nuovo fallimento dei negoziati.

Su questa posizione premono le nuove generazioni di saharawi che, senza un’esperienza diretta di quelli che sono stati gli orrori della guerra col Marocco “potrebbero scegliere un attivismo molto meno civile” spiega Molinazzi, che condivide anche la preoccupazione “della possibile strumentalizzazione della questione saharawi da parte di un estremismo islamico ad oggi estraneo al laico e moderato islam che si incontra tra le tende dei profughi in Algeria”.

Intanto l’Italia non si scopre. La Farnesina ha espresso in una nota “grave preoccupazione” per gli scontri seguiti all’azione di sgombero dell’accampamento saharawi nel Sahara Occidentale. “Siamo estremamente preoccupati per le vittime e i numerosi feriti causati dagli scontri”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Franco Frattini che invita tuttavia “le parti a proseguire costruttivamente il negoziato in corso sotto gli auspici le Nazioni Unite per trovare una soluzione pacifica al conflitto e a mantenere la necessaria calma e moderazione per evitare scontri che causerebbero ulteriori vittime civili e spargimenti di sangue”.

Per l’associazione El Ouali che da anni collabora alle realizzazione della SaharaMarathon, una corsa nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla causa Saharawi portando atleti e simpatizzanti da ogni parte del mondo tra i campi profughi del deserto algerino, “sarà molto difficile tornare a negoziare con queste premesse. Quello marocchino è stato si un segnale -conclude Molinazzi – ma non certo quello distensivo che in molti, a vent’anni dal cessate il fuoco, auspicavano”.

Unimondo.org

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