Il Pdl apre alla modifica della legge elettorale

PDL APRE A MODIFICA DELLA LEGGE ELETTORALE – Un’apertura sulla riforma della legge elettorale. Come ipotesi concreta su cui discutere per il prosieguo della legislatura, una volta però che il governo Berlusconi abbia ottenuto la fiducia. È Fabrizio Cicchitto a prospettare un nuovo ‘passante’ sulla via del dialogo, toccando un tasto cui gli ex alleati del centrodestra sono molto sensibili. Lo stesso Gianfranco Fini, del resto, in giornata torna a ribadire che si deve restituire agli elettori «la possibilità di scegliere» i propri rappresentanti, con un sistema uninominale con collegi piccoli. Ma la strada appare impervia e Pier Luigi Bersani avverte: «Io non ci credo». Fermo restando che l’unica alternativa alle urne per il Pdl è «il governo Berlusconi», il capogruppo alla Camera Cicchitto mette sul tavolo la possibilità di tornare a parlare di riforme istituzionali e in particolare di una modifica della legge elettorale. L’idea è quella di offrire una sponda per il dialogo ‘post 14 dicembre’. Senza rinunciare a fissare dei paletti, ma gettando un amo alle ‘colombè terzopoliste. La riforma della legge elettorale «è un obiettivo a portata di mano», concorda in effetti il finiano Nino Lo Presti. Ma non così facile da raggiungere «viste come si sono messe le cose», secondo lo stesso Cicchitto. Il capogruppo del Pdl pone fin d’ora una condizione: si deve «mantenere il premio di maggioranza», per garantire «il bipolarismo» e «la possibilità per i cittadini di scegliersi il premier». Manteniamo pure il premio, ma fissando l’asticella per ottenerlo almeno al 40-45% delle preferenze, rispondono concordi Fli, con Lo Presti, e il Pd, con la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro. Potrebbe il Pdl accettare una condizione del genere? Pare proprio di no, se si ricorda l’avvertimento lanciato sabato da Silvio Berlusconi: «Il terzo polo ha l’ambizione di innalzare al 45% il tetto di consensi necessari», rendere molto difficile far scattare il premio e diventare così determinante nella formazione dei governi. Intanto in ambienti Pdl si starebbe ragionando anche su una norma antiribaltone da inserire nella riforma elettorale, del tipo «simul stabunt, simul cadent», per stoppare l’ipotesi della nascita di nuovi governi nel corso della legislatura. Ma sono ragionamenti proiettati sul futuro. «Non si è discusso di legge elettorale e credo proprio che non intendano discuterne adesso», taglia corto il segretario del Pd Bersani, che annusa aria di bluff. Intanto il presidente della Camera Fini torna a ribadire la sua proposta: niente ritorno alle preferenze, ma «un collegio uninominale, magari piccolo, in cui si sceglie in ragione della credibilità della persona». E in più «dei paletti invalicabili per chi non sia meritevole di rappresentare l’interesse generale» e in particolare per «chi sia stato condannato per reati contro la Pubblica amministrazione». Le proposte, insomma, sono in campo. Manca però ancora il dialogo.

Fonte: Ansa