Gli Stati Uniti “colonizzano” l’Africa con il pollo fritto del Kentucky

USA: POLLO FRITTO INVADE AFRICA – Eccoli di nuovo questi Americani! Indomiti e inarrestabili nell’imporre al mondo i loro “gusti” culinari. Dopo aver invaso la Cina, infatti, il famoso pollo fritto del Kentucky sbarca in tutto il Continente africano. Ad annunciarlo è la Yum Brands Inc, l’azienda a cui fanno capo i noti marchi Kentucky Fried Chicken e PizzaHut.

La compagnia, che ha la sua sede a Louisville, nel Kentucky, ha in programma di raddoppiare la sua presenza di ristoranti in Africa, raggiungendo quota 1200 punti vendita, con l’obiettivo di incassare due miliardi di dollari nei prossimi 4 anni. Il primo ristorante di un marchio Yum aperto in Africa risale addirittura al 1971; ma sino a oggi il mercato di riferimento era solo quello del Sudafrica, il paese “più occidentale” del continente, dove al momento ci sono circa 600 ristoranti molto economici. Ora invece si tenta la penetrazione di questi fast food made in Usa anche in Nigeria, Ghana e Zambia, paesi dove si stanno creando le prime moderne infrastrutture nelle grandi città.

Spiega David Novak, amministratore delegato di Yum: “L’Africa non era nei nostri programmi sino a 10 anni fa. Ora però, grazie a una maggiore stabilità politica e l’emergere di una nuova classe media, consideriamo la crescita di questo nuovo mercato una grandissima opportunità di sviluppo e di espansione per la nostra azienda“.

Gli fa eco Keith Warren, responsabile di Yum in Africa: “Per molti africani venire a mangiare da noi è una grande esperienza. Il marchio Kfc qui ha grandi potenzialità. Tutte le ricerche di mercato ci dicono che sono disposti a mettere i soldi da parte pur di venire a mangiare da noi un pasto da tre dollari. Anche se una famiglia se lo può permettere magari una sola volta ogni tre mesi”.

I menù, pare, saranno fondamentalmente gli stessi di tutti gli altri ristoranti sparsi in giro per il mondo. In Africa mancheranno però i famosi “nuggets”, le “pepite” cioè quei petti di pollo tagliati a pezzettini tondi, ovviamente senz’osso, onnipresenti in tutti i menù per bambini nei paesi occidentali. Il motivo è molto semplice, spiega Warren: “Gli africani sono molto sospettosi e diffidenti circa il cibo trattato e elaborato da altri. Loro preferiscono i pezzi di pollo con l’osso bene in vista”.

In Italia la catena del “pollo fritto del Kentucky” non è presente, e nonostante le lamentele in proposito, qualche tempo fa, di un giornalista del Financial Times (che sull’argomento scrisse addirittura un articolo sul prestigioso quotidiano! – ve lo linkeremmo, ma da quanto il sito è a pagamento, l’articolo non è più visibile), ci auguriamo sentitamente che certe pessime e insalubri abitudini culinarie non attecchiscano mai.

Valeria Bellagamba