Conto alla rovescia in Sudan per il referendum sulla secessione

CONTO ALLA ROVESCIA IN SUDAN – Negli ultimi sei mesi, la gente di Juba, la capitale del Sudan meridionale, regione protagonista di una rapida crescita economica, si è data appuntamento il 9 di ciascuna mensilità per marciare attraverso la città.

L’iniziativa, per la popolazione, ha rappresentato un conto alla rovescia alla fatidica data del prossimo 9 Gennaio, giorno in cui essa sarà chiamata alle urne per un referendum nel quale dovrà decidere se separarsi dal Sudan settentrionale e formare una propria nazione.

Ieri, esattamente un mese prima del voto e il giorno dopo che è terminata la registrazione dei votanti, un corteo si è snodato per le vie della città, non solo per festeggiare ma anche per appoggiare la causa secessionista.

La manifestazione si è svolta pacificamente, con alcune migliaia di persone che, con una banda al seguito, sono partite dallo stadio cittadino mostrando cartelloni e magliette pro-referendum. Alcuni indossando costumi, alcuni ballando e cantando slogan. Perfino i bambini erano coinvolti, sventolando, ai bordi del corteo, bandierine con raffigurata una mano aperta, simbolo del voto per l’indipendenza.

Secondo fonti ufficiali del Sudan meridionale, più 2,8 milioni di persone si sono registrate per votare, anche se questo numero è destinato probabilmente ad aumentare. La prevalenza dei sì potrebbe portare alla divisione del paese più grande dell’Africa, che per diversi decenni è stato logorato da una guerra civile tra la parte araba e musulmana del Nord, contrapposta a quella cristiana ed animista del Sud.

Le Nazioni Unite informano che più di 50 mila “sudisti”, che vivono attualmente nella parte settentrionale, torneranno a casa per l’occasione; lo stesso discorso vale per molti emigrati in tutto il mondo, soprattutto in seguito alla guerra civile.

Secondo la legge referendaria, il quorum si raggiunge con il 60% di coloro che si sono iscritti al voto, ma Beatrice Wani, membro della commissione promotrice, non ha dubbi sui dati finora raccolti: “E’ stato un grande successo, che non potrà essere fermato in alcun modo”.

Anche sul risultato Bol Akok, membro del Forum Giovanile per il Sudan Meridionale, non mostra alcuna esitazione: “ Non siamo un’organizzazione neutrale, promuoviamo la secessione. La gente della parte meridionale non ha alcun interesse a mantenere l’unità con il resto del paese. Tant’è vero che a coloro che mi chiedono quante persone qui al Sud potrebbero votare per rimanere insieme al Nord, rispondo: non ne abbiamo ancora incontrata”.

Alessandro Pirruccio