Gli Usa diffidenti verso il Vaticano: è arretrato, Bertone è uno ‘yes man’ (Wikileaks)

Papa Benedetto XVI

PER USA VATICANO E’ ARRETRATO E BERTONE E’ UNO ‘YES MAN’ – Come sempre il problema non è tanto la sostanza dei dispacci rivelati da WikiLeaks, ma piuttosto il tono: comunque, i cablogrammi partiti negli ultimi dieci anni dall’Ambasciata americana presso la Santa Sede in direzione Washington dipingono un Vaticano visto dagli Usa con parecchia diffidenza. Nei dispacci pubblicati oggi dal Guardian di Londra e dallo spagnolo El Pais si dipinge un Vaticano tecnologicamente arretrato e indietro nei tempi; popolato di gente che parla poco l’inglese (incluso il segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone, uno “yes man” “digiuno di diplomazia”); guidato da un papa, Benedetto XVI, che nonostante le pressioni degli Usa si è progressivamente dichiarato sempre più contrario all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Una Santa Sede insomma restia a collaborare con la politica americana. Ma anche, secondo i dispacci Usa, poco incline a collaborare alle inchieste sulla pedofilia; in particolare un dispaccio si occupa dell’indagine promossa in Irlanda dalla commissione guidata dal giudice Murphy, sugli abusi sessuali commessi dal clero di Dublino. Nel documento, intitolato ‘Lo scandalo sugli abusi sessuali crea tensioni nei rapporti tra Irlanda e Vaticano, scuote la chiesa irlandese e pone delle sfide alla Santa Sede’, si afferma che il Vaticano si sarebbe inizialmente offeso perché la commissione Murphy non avrebbe rispettato le normali procedure di inchiesta, tanto da indurre il cardinale Tarcisio Bertone, a scrivere all’Ambasciata irlandese. Proprio su Bertone si appuntano gli strali di un dispaccio del 2009 (epoca in cui all’Ambasciata presso la Santa Sede ci sono gli inviati di Obama Miguel Humberto Diaz e la sua numero due Julieta Valls). Il cardinale secondo il cablo intitolato “Fixing what’s lost in translation” (‘sistemare ciò che si perde nella traduzione) “ha uno stile pastorale personale che a volte lo porta lontano da Roma, in giro per il mondo, a occuparsi di problemi spirituali prima che della politica estera”. Secondo Valls “non sono poche le voci che chiedono la destituzione del cardinale dal suo attuale posto”. In generale la diplomazia vaticana non parla inglese; monsignor Paul Tighe, numero due del Consiglio Pontificio delle comunicazioni, direbbe a Valls che i consiglieri più vicini a Benedetto XVI che noono italiani ma che sarebbe bene “Nominare più portavoce di lingua inglese nel circolo intimo del papa”. Non solo, il Vaticano ignora gli strumenti di comunicazione del XXI secolo. Solo il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha il Blackberry, e pochi collaboratori del Papa hanno un indirizzo di email: “La maggior parte dei più alti esponenti del Vaticano, tutti uomini, in media sui 70 anni, non comprende i mezzi moderni e le nuove tecnologie informatiche”. Infine la Turchia: in una serie di dispacci dal 2004 al 2009 si delinea un ritratto di Papa Ratzinger responsabile della crescente ostilità del Vaticano all’ingresso di Ankara nell’Unione europea, dalla difesa delle “radici cristiane” fino a uno degli ultimi cabli in cui si dice che “il Vaticano potrebbe preferire la Turchia impegnata a sviluppare un rapporto speciale, qualcosa di meno dell’ingresso nell’Ue”.

 Fonte: Apcom