Recorded Future, il motore di ricerca per predire il futuro

    RECORDED FUTURE, MOTORE DI RICERCA NEL FUTURO – Annusa eventuali collegamenti nascosti. Registra temporalmente ogni evento, dichiarazione e proiezione, creando alberi relazionali per identificare i punti di contatto fra persone e aziende: sono queste le caratteristiche di Recorded Future, motore di ricerca creato con lo scopo  –  a dir poco ambizioso  –  di predire il futuro basandosi su passato e presente. Nata dall’investimento congiunto di Google e della Cia, questa company statunitense ha già sollevato un polverone per le possibili applicazioni che i suoi servizi potrebbero portare con sé. Che si tratti di un primo passo verso la teoria del pre-crimine teorizzata da Philip Dick nel film Minority Report? Oppure della psicostoriografia di Isaac Asimov, su cui si basa il ciclo della Fondazione? In attesa di vedere le potenzialità reali dello strumento, due fattori sono inequivocabili: da un lato che le agenzie di sicurezza americane – Cia, Darpa e non solo – stanno cercando di conquistare un punto di vista privilegiato sul web, nella convinzione che tra le sue pagine si nascondano i segnali necessari a prevenire attacchi terroristici; dall’altro, che aumenta sempre di più il rischio che i motori di ricerca diventino degli strumenti privilegiati della conoscenza, capaci di filtrare la realtà dal loro punto di vista. 
    Recorded Future scandaglia la rete, entrando nel contenuto delle pagine web per generare collegamenti impliciti tra un documento e l’altro. Ad esempio, il motore di ricerca prende nota di chi, dove, come e quando ha dichiarato che qualcosa è successo o succederà in futuro. Crea connessioni logiche all’interno di un flusso di dati di cui fanno parte articoli di giornale, documenti governativi, update di Twitter, report economici, discorsi politici e così via. Per iniziare una ricerca basta fornire al sito tre informazioni: cosa, chi/dove e quando. In questo modo si possono analizzare i trend delle vendite di altre aziende negli anni passati o le proiezioni per gli anni a venire, osservare la ricorrenza di eventi in scala temporale e predirne la ciclicità. In linea teorica  –  e con buona pace della privacy  –  è anche possibile ricostruire passaggi della vita di singole persone, dai loro spostamenti a ciò che hanno detto, da chi hanno incontrato a cosa hanno fatto in un determinato luogo e/o momento.
    Dati i presupposti e i principi su cui poggia Recorded Future, potrebbero sorgere dei dubbi su come facciano i fruitori di questo servizio (a pagamento, s’intende) a fidarsi della rete, con tutto lo spam che la popola. In proposito, gli ideatori del motore di ricerca sostengono di aver aggiunto tutti gli elementi necessari per dare il giusto “peso” ai diversi contenuti web, fornendo il sistema di meccanismi di valutazione della credibilità della fonte e persino di un “indice del sentimento” presente nel testo. Riguardo all’affidabilità delle fonti, Recorded Future si basa su ciò che è stato soprannominato il “momentum” di un contenuto, ovvero un indice che riassume la pertinenza di quanto viene detto, la veridicità dell’affermazione e la co-occorrenza con altri eventi ed entità. Inoltre, gli sviluppatori hanno inserito nell’algoritmo d’analisi un sistema in grado di rilevare il sentimento che pervade un determinato documento: in questo modo è possibile non solo distinguere meglio tra le fonti, ma anche, ad esempio, scoprire in pochi clic se il presidente di un’azienda o un capo di Stato sono visti con occhio benevolo o meno dalla comunità di internet o da soggetti specifici.
     Andando oltre gli aspetti tecnici di Recorded Future, agli addetti al settore non è sfuggita la presenza indiretta della Cia all’interno del motore di ricerca: la sua affiliata In-Q-Tel, che ha il compito di identificare e adattare nuove tecnologie alle necessità della Central Intelligence Agency, è infatti tra i finanziatori del progetto. Se per Google, che pure ha dato il suo contributo, i vantaggi commerciali sono abbastanza chiari, il coinvolgimento dell’intelligence americana può far pensare a un avvicinamento del concetto di pre-crimine ideato da Dick, con una polizia in grado di arrestare i malviventi ancor prima che infrangano la legge. Al di là di questo scenario futuristico, è certo che nell’ultimo anno in molti hanno iniziato a guardare con interesse alla possibilità di aumentare la sicurezza estrapolando informazioni utili dalla rete e dai registri storici delle forze dell’ordine. Solo qualche mese fa, ad esempio, la polizia del Tennessee ha annunciato di aver ridotto del 30 per cento i crimini gravi e del 15 per cento quelli violenti grazie al programma dell’Ibm Crush (da Criminal Reduction Utilising Statistical History) che si basa su dati storici degli archivi della polizia proprio per predire i crimini. Anche la Darpa, l’agenzia della Difesa americana che fa ricerca su nuove tecnologie per uso militare, sta sondando il terreno con Adams, mirato alla predizione della perdita della salute mentale nei soldati sotto stress, e Smite, ispirato invece agli stessi principi di Recorded Future.
    A prescindere dal decorso che avranno questi progetti, rimane lampante il trend che vede la transizione del concetto di motore di ricerca da semplice raccoglitore di informazioni a complesso creatore di conoscenze, quando non addirittura di sentenze, come nell’ipotetico caso di un futuro sistema di sicurezza basato sul pre-crimine. Il rischio, come sostiene un articolo pubblicato sull’ultimo numero dell’International Journal of Cultural Studies, è prendere per assodata la neutralità dello strumento e dei risultati delle ricerche, senza sapere quale sia la sua vera architettura. E se invece fossero proprio gli algoritmi di questi potenti motori a nasconderci la realtà?

    Fonte: La Repubblica