Clonazione di un Mammut: scienziati di Kyoto cercheranno di riportarlo in vita

MAMMUT – Un team di scienziati dell’Università di Kyoto, guidati dal Prof. Akani Iritani, si dice pronto per l’inizio di un progetto che, se coronato da successo, riporterà in vita il Mammut; per la precisione il Mammut Lanoso (Mammuthus primigenius) che comparve sulla Terra circa 300.000 anni fa per estinguersi in un periodo compreso tra 10.000 (Pleistocene) e 5.000 anni fa.

Il Mammut Lanoso, diretto progenitore dell’Elefante Africano e di quello Asiatico, grazie alla sua folta pelliccia, aveva come habitat naturale un ambiente molto freddo. Le dimensioni non erano gigantesche, almeno per questo tipo di Mammut: la sua grandezza era, più o meno, paragonabile all’odierno Elefante Africano. Era caratterizzato, oltre che dalla folta pelliccia, anche dalle maestose zanne rivolte all’indietro.

Fino ad ora sono stati effettuati vari tentativi per clonarlo, ma i progetti sono tutti falliti in quanto le cellule, ricavate dalle carcasse dei vari Mammut ritrovati, e conservati, nei ghiacci, erano troppo rovinate a causa dei cristalli di ghiaccio che ne hanno minato l’integrità. Nel 2008 il Dott. Teruhiko Wakayama del “Kobe’s Riken Center for Developmental Biology” ha elaborato un metodo per superare questo problema: la procedura è stata poi testata con successo permettendo di clonare un topo partendo da delle cellule rimaste ghiacciate per sedici anni.

Il Prof. Iritani, sfruttando questa nuova tecnica, cercherà ora di clonare un Mammut partendo da cellule rimaste nel ghiaccio per oltre 5.000 anni. Lo scopo è quello di ottenere un esemplare su cui compiere studi che possano far luce, tra le altre cose, sul motivo che ha provocato l’estinzione di questa specie.

La base di partenza sarà un tessuto di un Mammut ritrovato la scorsa estate in Siberia e tuttora conservato in un laboratorio in Russia. Da questo tessuto si spera di estrarre, utilizzando la tecnica di Wakayama, delle cellule perfettamente integre. Le cellule verranno poi impiantate su degli ovuli di un Elefante Africano. Se questa parte del progetto avrà successo, si avrà un embrione che verrà poi inserito nell’utero di un pachiderma.

Il tempo di gestazione di un Elefante è di più di 600 giorni al termine dei quali, se tutto procederà per il meglio, si dovrebbe ottenere il primo esemplare di Mammut che abbia mai calpestato la Terra da 5.000 anni a questa parte.

I tempi non saranno molto brevi, ma non bisognerà neanche aspettare molto prima di sapere l’esito dell’esperimento; secondo il Prof. Iritani, ci vorranno un paio di anni per produrre un embrione contenente il DNA di un Mammut, poi circa altri due anni per la gestazione. Il progetto si prevede quindi che possa durare quattro o cinque anni.

Ma poi ? Gli scienziati, ancora alle prese con i preparativi per la partenza del progetto, non sembrano aver pensato a cosa dovrebbe succedere se alla fine un Mammut venisse veramente alla luce. Come dovrebbe essere alimentato ? Dove dovrebbe vivere ? Che ripercussioni potrebbe portare alla catena alimentare ? Dovrebbe essere esposto al pubblico in uno zoo ? Sono tutte domande a cui gli scienziati del team giapponese, e quelli che si uniranno per il progetto, dovranno discutere nei prossimi anni, ammesso che si riesca ad ottenere un embrione di Mammut.

Cristiano Suriani