Omicidio Lea Garofalo: la figlia si costituisce parte civile contro suo padre

Lea Garofalo
OMICIDIO LEA GAROFALO – La mamma fu sequestrata, torturata, uccisa e poi sciolta nell’acido, oggi la figlia di Lea Garofalo si costituisce parte civile nel processo contro suo padre, Carlo Cosco, ritenuto responsabile del brutale assassinio.

“Sono un’orgogliosa testimone di giustizia, perché non è facile costituirsi parte civile contro il proprio padre, ma è una scelta di libertà interiore per ripartire con la vita”, sono le parole di Denise, la figlia 19enne di Lea Garofalo, lette oggi dal suo legale Vincenza Rando ai giudici della prima Corte d’Assise di Mliano, poiché la ragazza è in una località segreta, sottoposta a un programma di protezione.

Si tratta di un processo di ‘ndrangheta quello in corso a Milano a carico di Carlo Cosco, ex compagno di Lea Garofalo e padre di Denise, e di altre cinque persone, imputati a vario titolo per il sequestro e l’omicidio della donna.

Lea Garofalo fu sequestrata a Milano il 24 novembre del 2009, torturata, uccisa e poi sciolta in 50 litri di acido dall’ex compagno Carlo Cosco per punirla per la sua collaborazione con la giustizia.

Nel 2002 la donna, infatti, aveva deciso di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e un’altra rivale, per questo era finita sotto protezione, ma il programma le era stato revocato nel 2006. Nell’ottobre del 201o l’ex compagno Carlo Cosco, due suoi fratelli, e altre tre persone, sono state arrestate.

Hanno chiesto di costituirsi parti civili anche il Comune di Milano, perché danneggiato dalle infiltrazioni mafiose negli appalti e contro la violenza sulle donne, la Regione Calabria e la Provincia di Crotone.

La prima Corte di Assise di Milano, presieduta da Filippo Grisolia, ammesso come parti civili al processo la figlia di Lea Garolafo Denise, la madre della donna, Santina, e la sorella Marisa. Ammesso anche il Comune di Milano. Non sono state ammesse, invece, come parti civili la Provincia di Crotone e la Regione Calabria perché i fatti contestati sono avvenuti tra Milano e Monza.

Redazione