Inchiesta P4, Papa: dimissioni solo dopo voto favorevole alla carcerazione

Alfonso Papa

INCHIESTA P4 PAPA – No alla rinuncia dal proprio incarico alla Camera da parte di Alfonso Papa, il deputato del Pdl coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P4.
Da settimane sta interessando il mondo politico ma soprattutto mediatico, il destino degli indagati sull’associazione a delinquere finalizzata anche a controllare appalti e nomine chiamata P4. I magistrati partenopei presentarono la richiesta di arresto alla Camera nei confronti di Papa, sostenendo che sia stato un personaggio chiave nell’associazione segreta accanto al faccendiere Luigi Bisignani, ora ai domiciliari.

Oggi il deputato Papa ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di rassegnare le proprie dimissioni dall’incarico alla Camera, se non dopo il voto sulla richiesta di carcerazione che lo riguarda. Qualora il risultato della votazione fosse a lui sfavorevole, Papa si è detto pronto ad andare “in galera senza esitazioni” in quanto questa è da lui considerata come “una battaglia di verità e non una difesa corporativa o ideologica“.

Ieri nella memoria difensiva Papa ha scritto che l’intero procedimento è frutto “più che di un fumus di un chiaro intento persecutorio, arricchito dal comportamento scorretto e interessato di alcuni coindagati e di persone a questi legate da interessi di varia natura e da una campagna stampa sapientemente costruita per demonizzare e distruggere l’immagine del Papa come onorevole, come magistrato, come uomo“.

L’uomo ha fatto menzione ad una vera e propria “manovra” che “si articola con la strumentalizzazione giudiziaria di odi, rancori e gelosie presenti nell’ambiente del Distretto di Napoli ed assurte a procedimento penale; con l’attuazione di modalità di indagine poste al di fuori di tutti i principi fissati dalla legge e dalle regole deontologiche, nonché con gravissima ed evidente violazione delle prerogative parlamentari; con l’adozione – ha continuato – di un provvedimento sapientemente articolato ma povero e apodittico sotto il profilo indiziario, privo di effettività con riferimento ai presupposti della misura concessa, del tutto mancante dei presupposti di competenza territoriale, nota agli inquirenti e maliziosamente obliterata al fine di proseguire quella che più che una indagine appare come una vera e propria ‘caccia all’uomo‘”.

Di conseguenza la richiesta di arresto, “non avendo i pm nemmeno concessogli di poter essere interrogato e considerate le caratteristiche soggettive del deputato, peraltro incensurato, non sarebbe mai stato emesso se non avesse avuto la qualità di parlamentare e non si fosse voluto chiaramente strumentalizzare tale sua qualità”.

L.B.