8 luglio 1978: Sandro Pertini diventa presidente della Repubblica

Sandro Pertini

8 LUGLIO 1978: PERTINI ELETTO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICASandro Pertini è stato una figura fondamentale nel panorama politico italiano. Nato nel 1896 a San Giovanni di Stella, in provincia di Savona, Pertini combatte nella Prima Guerra Mondiale sull’Isonzo e dopo il conflitto di iscrive al Partito socialista. Quando Benito Mussolini instaura il regime fascista, Pertini si mostra subito apertamente ostile alla dittatura e subisce spesso aggressioni da parte degli squadristi finché, nel 1926, non viene condannato a cinque anni di confino. Per non essere arrestato fugge in Francia, dove resta fino al 1929; rientra quindi in Italia sperando di poter conferire una nuova organizzazione ai membri del Partito socialista e cerca anche di progettare un attentato contro Mussolini ma viene catturato e rinchiuso prima nel carcere di Santo Stefano e poi in quello di Turi. Dopo aver trascorso sei anni in stato di detenzione il regime lo condanna di nuovo al confino, da scontare a Ventotene. Riacquista la libertà solo nell’agosto del 1943 ma due mesi più tardi viene preso e condannato a morte dalle SS, per poi essere liberato dai partigiani. Entra poi a far parte del Comitato di liberazione nazionale (organizzazione di antifascisti di diversa estrazione attiva tra il 1943 e il 1945) e diventa poi un personaggio chiave della Resistenza: agisce a Roma, in Val d’Aosta e in Toscana e organizza la sommossa di Milano.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale prosegue l’attività all’interno del Partito Socialista, sostenendo da una parte la necessità di stabilire obiettivi comuni con il Partito comunista e dall’altra l’autonomia socialista dai comunisti. Nel mondo politico ha la stima dei colleghi ma i suoi rapporti con gli altri dirigenti del partito sono piuttosto burrascosi. Dal 1968 al 1976 è presidente della Camera nei governi di Leone, di Rumor, di Colombo, di Andreotti e di Moro. In seguito alle dimissioni dalla presidenza della Repubblica di Giovanni Leone, si pone il problema dell’elezione del suo successore: l’unico nome su cui i tre maggiori partiti (Dc, Pci e Psi) riescono ad accordarsi è proprio quello di Pertini, che viene eletto l’8 luglio del 1978 con una maggioranza di 832 voti su 995.

Il nuovo presidente conquista fin da subito l’affetto della popolazione e durante la sua permanenza al Quirinale la carica del Capo dello Stato acquista prestigio, diventando il vero simbolo dell’unità del Paese. Per la gente è più di un politico, è un amico, uno di famiglia. A restare scolpite nella memoria degli italiani sono soprattutto le immagini che immortalano la sua partecipazione morale ad emozioni di portata nazionale: la gioia per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio dell’82 o il dolore e la commozione ai funerali di Enrico Berlinguer nel 1984.

Pertini si dimette a giugno del 1985, al fine di snellire l’iter previsto per la designazione del successore (la scelta ricade su Francesco Cossiga) e diventa senatore a vita. Muore nella notte tra il 24 e il 25 febbraio del 1990 nel suo appartamento.

Tatiana Della Carità