Il gip di Palermo chiede l’imputazione coatta per mafia a carico del ministro Romano

Saverio Romano

PER ROMANO IMPUTAZIONE COATTA PER MAFIA – La procura di Palermo aveva chiesto l’archiviazione dell’inchiesta per concorso in associazione mafiosa che si sta svolgendo nei confronti di Saverio Romano, ministro per le Politiche agricole. La procura infatti ha sì espresso delle perplessità relative alla posizione del ministro nella vicenda ma d’altra parte ha anche ritenuto che le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Campanella non fossero supportate da prove esaustive: il pentito aveva dichiarato che Romano era “a disposizione di Cosa nostra e, in particolare, dei capimafia di Villabate, Nicola e Antonino Mandala”.

L’attuale responsabile delle Politiche agricole era già stato coinvolto in un’indagine, poi archiviata, nel 1999; il secondo procedimento è partito invece nel 2005 in seguito a quanto riportato da Campanella.

Il gip del capoluogo siciliano, però, ha respinto la proposta e ha richiesto che nei confronti dello stesso Romano si possa procedere con l’imputazione coatta, cosa che implica la formulazione dell’istanza per il rinvio a giudizio nei prossimi giorni da parte dei pm palermitani.

Immediata la reazione del diretto interessato. “Questo procedimento mi ha visto indagato quasi ininterrottamente per otto anni anche se l’indagine era tecnicamente spirata nel novembre del 2007 – dice – Questi semplici ma inconfutabili dati dimostrano il corto circuito tra le istituzioni e dentro le istituzioni. l fallimento del sistema giudiziario vive nella interminabile condizione che si riserva al cittadino Saverio Romano in un periodo di tempo che nella sua enorme dimensione rappresenta già una sanzione insopportabile anche se l’epilogo sarà quello da me auspicato”.

“Sono addolorato e sconcertato – aggiunge – con questo provvedimento non viene chiesta solo la formulazione dell’imputazione per il sottoscritto ma vengono messe in discussione le conclusioni alle quali dopo lunghissimi approfondimenti era pervenuta la Procura di Palermo. Difenderò in ogni sede il mio nome”.

Redazione online