Algeria: ancora rivolte per l’assegnazione delle case popolari

Il Presidente dell'Algeria Abdelaziz Bouteflika

ALGERIA: RIVOLTA PER LA CASA – Si è registrata ieri un’altra giornata di disordini legati all’emergenza abitativa in Algeria.
Un funzionario comunale, il capo della Daira (struttura amministrativa che dipende dalla wilaya, la Provincia in Algeria) di Sidi Aissa e’ stato accoltellato nel corso della sommossa scatenatasi dopo la pubblicazione dell’elenco degli assegnatari di 256 case popolari. In un’altra municipalità, Ain-Smara, c’è stata un’altra violenta manifestazione con blocco dell’autostrada.

La rivolta ad Algeri si era sollevata già dallo scorso dicembre (con la protesta contro gli esplosivi e improvvisi rincari alimentari, la cosiddetta “guerra del pane”), facendo partire l’onda della “primavera araba” poi esplosa più vistosamente a Tunisi e al Cairo. In Algeria il popolo è sceso in piazza per dire basta al forte squilibrio tra i ricchi (sfruttatori della rendita petrolifera) e chi invece continua a vivere in condizioni di estrema povertà (il 23% degli algerini), senza lavoro e senza futuro, e dopo anni l’opposizione laica e i semplici cittadini hanno potuto esprimere il proprio dissenso e superare il muro di gomma degli apparati di sicurezza governativi. Il “basta” è poi rivolto direttamente alle promesse del presidente Abdelaziz Bouteflika, da 12 anni al potere.

Bouteflika aveva infatti annunciato la costruzione di 900 mila unità abitative, a fronte di una richiesta di 250 mila case, delle quali avrebbero dovuto beneficiare soprattutto le regioni sahariane; annuncio che non ha tardato a rivelarsi un proclamo senza possibilità di realizzazione, data la penuria dei materiali e l’insufficienza di tecnici locali specializzati. Ora l’emergenza case scuote il paese, e la situazione pare precipitare ogni giorno di più. A fine giugno ad Adrar, nel sud, i cittadini si sono riversati nelle strade armati di spade e bastoni di ferro, dando vita a una vera e propria guerriglia urbana. Avevano sperato di ricevere un alloggio popolare. Ma su 16 mila richiedenti, solo 375 sono stati accontentati.

Annarita Favilla