Alla Camera il voto finale per la legge Calabrò sul fine vita

DDL  FINE VITA – Approdato questa mattina alla Camera per il voto finale il ddl Calabrò di “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat)” sul testamento biologico, licenziato già a marzo del 2009 dal Senato e emendato negli ultimi due anni in commissione Affari sociali. Nei giorni scorsi si sono discussi in aula a Montecitorio gli emendamenti relativi ai primi 3 articoli della proposta di legge – rispettivamente sull’indisponibilità della vita umana, sul consenso informato e sui contenuti e limiti delle dichiarazioni anticipate di trattamento – e oggi dovrebbero essere votati tutti gli altri articoli, per i quali non si prevedono significativi intoppi. Il testo approvato dovrà tornare al Senato, probabilmente in autunno, per l’ultimo ok.

Tra le modifiche sostanziali volute dalla maggioranza e approvate – nonostante il tentato ostruzionismo di Idv e dei radicali del Pd da sempre fermamente contrari alla sua approvazione – c’è quella al comma 5 dell’articolo 3, in cui, precisando che alimentazione e idratazione non possono essere oggetto di dichiarazioni anticipate di trattamento e devono essere mantenute fino ad termine della vita, si prevede l’eccezione del solo caso “in cui le medesime non risultino più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo”. Numerose le proposte di emendamenti simili, tra cui quella che introduce una specificazione tecnica per cui si stabilisce che la dat assume rilievo nel momento in cui il soggetto si trovi nell’ “incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze per accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale, e pertanto, non può assumere decisioni che lo riguardano”, e si demanda dunque la scelta alla struttura sanitaria.

Inoltre, due emendamenti simili di Barani (Pdl) e Paola Binetti (Udc), riformulati dal relatore Domenico Di Virgilio, hanno riscritto il primo comma dell’articolo 3, stabilendo che il dichiarante nelle dat “esprime orientamenti e informazioni utili per il medico circa l’attivazione di trattamenti terapeutici purché in conformità a quanto prescritto dalla presente legge”. Nel comma 3 poi altri tre emendamenti hanno soppresso la parola “anche” anteposta all’esplicitazione della rinuncia ad alcune forme particolari di trattamenti sproporzionati e sperimentali.

La deputata del Pd Livia Turco la definisce una legge “liberticida e lontana dal sentire degli italiani che è solo una vendetta contro Eluana Englaro”.  Il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella critica un’opposizione “ideologica”: “Si è voluta dare l’idea di un disegno di legge imposto al Parlamento e di un testo immodificabile. E invece è stato un provvedimento di iniziativa parlamentare, molto aperto al dibattito, modificato più volte e approvato da una maggioranza trasversale”. Dello stesso avviso il relatore Domenico Di Virgilio (Pdl): “I numeri delle precedenti votazioni sono andati al di là delle aspettative. C’è stato ampio margine nonostante il voto segreto. Hanno sostenuto il provvedimento l’Udc e anche 20-25 deputati del Pd”.

Si levano forti intanto le voci di molte personalità politiche e pubbliche contro questa legge. Umberto Veronesi dichiara: “Il  Parlamento sta prendendo decisioni che calpestano i diritti individuali  tutelati dalla Costituzione italiana e alcuni suoi principi fondamentali.Per questo l’alternativa più ragionevole in questo momento é fermare l’iter legislativo: l’assenza di una legge sia un male minore rispetto a una cattiva legge”; Emma Bonino ha parlato ieri di un provvedimento dopo del quale “il cittadino non avrà diritto di scegliere sulla cosa più difficile e importante della sua vita, cioè sulla propria morte (…) Chiediamo che sia l’individuo a poter elencare – primo – le cure cui vorrà fare ricorso e – secondo – quelle a cui non vorrà essere sottoposto in caso di malattia terminale o di morte celebrale.

Al grido “Nessun altro caso Englaro”, stanno per imporre lo stato vegetativo per legge. Da domani ci sarà una libertà di scelta fondamentale in meno per noi e il rischio di un reato in più per i medici”; infine, Ignazio Marino (Pd): “In nome del principio della indisponibilità della vita, l’individuo viene privato del diritto di scegliere le terapie che ritiene di poter accettare e indicare quelle alle quali non vuole essere sottoposto. La legge dello Stato, al contrario, potrà imporre l’accanimento terapeutico sul corpo del malato, anche contro la sua volontà. La legge introduce il testamento biologico ma sarà un pezzo di carta senza valore, infatti non sarà vincolante per il medico, che potrà non tenerne conto”.

Annarita Favilla