Guerra in Libia: Medvedev tenta mediazione, Obama ringrazia

GUERRA IN LIBIA – Stati Uniti e Russia sono pronti a negoziare la pace in Libia, ma la condizione sine qua non resta l’esilio di Muammar Gheddafi, come ricordato in una telefonata tra il presidente Barack Obama e il premier russo Dmitri Medvedev. L’inquilino della Casa Bianca ha ringraziato il suo collega del Cremlino “per gli sforzi di mediazione” russi e chiede di continuare su tale via, purchè il rais lasci il potere in maniera definitiva.

Sul campo di battaglia continuano gli scontri fra ribelli e forze fedeli al Colonnello: ieri 4 insorti sono rimasti uccisi e altri 22 feriti nei pressi di Zlitan, città costiera della Libia occidentale, snodo fondamentale da conquistare per poi marciare su Tripoli. Ma le forze fovernative, come espesso in un comunicato dei ribelli, hanno fatto uso di “armi pesanti e bombe a grappolo che sono vietate dalle convenzioni internazionali” riuscendo a tener testa ai rivoluzionari. In questi giorni si combatte anche su un secondo fronte di guerra, vicino il monte Nafusa, dove le forze anti-regime stanno preparando l’attacco alla città di Gharyan, 100 km a Sud di Tripoli, e da giorni stanno cercando di tagliare i rifornimenti agli uomini del rais che, a loro volta, stanno addestrando anche le donne all’uso delle armi e hanno distribuito armi ai residenti della zona. Il governatore locale ha dichiarato di non aver paura dei ribelli e di essere pronto a far fronte al loro attacco che dovrebbe scatenarsi fra un paio di giorni.

 Gli insorti sembrano fermamente intenzionati a chiudere le vie di rifornimento delle truppe fedeli al rais al sud e ad allearsi con i movimenti antigovernativi di Zawiyha. Da parte loro, i lealisti del regime sono pronti a difendere Gharyan tanto che hanno addestrato donne e gruppi di miliziani all’uso delle armi e hanno dato in dotazione pistole ai residenti dell’intera area. «Siamo pronti a morire e non abbiamo paura dei ribelli», ha detto il governatore locale Hamooda Mokhtar al Salem, ammettendo di attendere un attacco nei prossimi giorni.

Intanto il vescovo di Tripoli, Monsignor Martinelli, consiglia di arrivare ad una tregua entro il mese prossimo, quando comincerà il Ramadan, dove la popolazione potrebbe trovarsi ad affrontare il digiuno durante un periodo di guerra: “Sarebbe una forma di rispetto per la comunità musulmana, che è stanca della guerra e che in caso contrario si troverebbe a dover affrontare un periodo di digiuno in piena guerra, sotto i bombardamenti… Solo con il dialogo – prosegue il vescovo Martinelli – si potrà arrivare ad una conclusione soddisfacente di questa vicenda. L’importante è che si arrivi alla pace, si dia dimostrazione di buona volontà, che non ci si scoraggi davanti alle difficoltà e che non si insista con le bombe”.

L.C.