Nessuna ipotesi dimissioni per il ministro Romano, rinviato a giudizio per mafia

Saverio Romano

ROMANO NON SI DIMETTE – Sono pesanti le accuse che pendono sulla testa di Saverio Romano, ministro per le Politiche agricole. Romano è coinvolto in un’inchiesta della Procura di Palermo ed è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa in base a quanto dichiarato dal pentito Francesco Campanella, che dichiarato che il ministro era “a disposizione di Cosa nostra e, in particolare, dei capimafia di Villabate, Nicola e Antonino Mandala”. Nei giorni scorsi il gip ha chiesto l’imputazione coatta nei confronti di Romano e oggi i magistrati del capoluogo siciliano hanno chiesto il rinvio a giudizio. Questo significa, in poche parole, che il titolare dell’Agricoltura è ufficialmente imputato per un reato di mafia.

Il diretto interessato, comunque, non si fa troppo problemi e l’ipotesi delle dimissioni non lo sfiora neanche. Romano ha dichiarato che manterrà “a testa alta” il suo incarico all’interno del governo, dicendosi “vittima di un a ritorsione politica”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha definito inopportuna la permanenza di Romano alle Politiche agricole. Le parole del leader di Fli hanno provocato l’immediata reazione dello stesso Romano, che ha lamentato “l’intervento a gamba tesa in una vicenda squisitamente politica da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini “. “Ad oggi – ha aggiunto –  di inopportuno c’è solo l’intervento della stessa persona che a dicembre, spogliandosi della terzietà che impone il rivestire la terza carica dello Stato ha raccolto le firme per far cadere il governo”.

Redazione online