Manovra economica: pagano i precari, contributo fino a 733 per le cause di lavoro

MANOVRA ECONOMICA A CARICO DEI PRECARI – La manovra economica, che il Parlamento italiano si appresta ad approvare, elimina in pratica il diritto di difesa nelle cause di lavoro ai precari.

Per vedersi riconoscere i propri diritti, infatti, i precari, già sottopagati, saranno costretti a pagare qualora decidessero di promuovere una causa di lavoro.

La denuncia viene da NIdiL CGIL, sindacato dei lavoratori atipici, secondo cui nella manovra finanziaria c’è una norma che introduce i pagamenti per le cause di lavoro. Prima il lavoratore che ricorreva al giudice per far valere un proprio diritto era esentato dal pagamento del cosiddetto “contributo unificato”, ora invece, con la manovra, il governo elimina questa esenzione.

Pertanto d’ora in poi i lavoratori, non solo precari, che chiedono il riconoscimento di un loro legittimo diritto, come il riconoscimento del lavoro subordinato, oppure denuncino atti mobbing nei loro confronti, o facciano ricorso contro un licenziamento ingiusto, dovranno prima pagare. Si tratta di una vera e propria tassa per poter rivolgersi al giudice, che è di 225 euro, più altri 8 euro di bollo, per le cause per le quali non è determinabile il valore economico della richiesta; quando invece il valore della richiesta economica è determinabile, il lavoratore deve versare un contributo che va 18,50 euro fino a 733 euro, a seconda di quanto viene richiesto in sede legale. Nella manovra viene introdotto anche un contributo in misura fissa pari a 37 euro per le azioni legali in materia previdenziale.

Per far valere i propri diritti, spesso da parte di soggetti deboli, si deve quindi prima pagare, anche cifre consistenti, spesso insostenibili per chi è precario e già in una situazione di grave instabilità e fragilità economica, lavorativa e previdenziale.

NIdiL CGIL ritiene tale norma scandalosa e inaccettabile in una manovra complessivamente iniqua.
L’unico obiettivo , secondo il sindacato, è quello di rendere ancora più difficile ai lavoratori far valere i propri diritti, soprattutto per coloro che hanno contratti precari.

La CGIL ha già annunciato battaglia, promettendo che metterà in campo tutte le iniziative possibili, di carattere legale e amministrativo, per bloccare questa norma o sospenderne gli effetti, arrivando fino al ricorso in sede costituzionale.

Redazione